I genitori: e noi paghiamo…

Da Il Tirreno del 16 settembre 2009

84446567«Ci chiedono soldi per tutto». Il caos-scuola visto dalle famiglie

Ha un’aria sconsolata Donato Nolé, genitore di due bambine pratesi: «Ormai la scuola ci chiede tutto: i soldi per la carta, per le fotocopie, per il toner della stampante. Non gli è rimasto che la lavagna e i banchi…». Noie riassume in una fotografia la situazione della scuola nel primo anno della riforma Gelmini: tagli, aumento dei costi, diminuizione della qualità. Questo dicono i genitori, non i politici o i sindacalisti o gli insegnanti. Incalza ad esempio Luisa Parrini, pistoiese: «Il punto di vista delle famiglie spesso coincide con il vile “conto della serva”. Provi a fare un rapido calcolo: io ho una figlia in terza elementare -tempo pieno – e vado a pagare solo di prescuola e mensa circa 120 euro il mese. E chi ha più di un figlio?».
Cara mensa. Nello sfascio denunciato dalla famiglie non ci sono solo gli effetti della riforma Gelmini. Ci sono -almeno in diverse zone dalla Toscana – la scure dei Comuni che hanno diminuito il servizio dei trasporti e aumentato i costi delle mense. Per non parlare poi del caro libri, degli zaini e dei diari, quaderni e penne. A Pistoia ad esempio Luisa Parrini rileva che finora il prescuola della bambina (dalle 7,30 alle 8,30) era gratuito: quest’anno costa 30 euro al mese. E la mensa è passata da 80 a 90 euro. Totale: 120 euro al mese. Per una bambina della scuola dell’obbligo.
Meno insegnanti. Ma vediamo i disagi maggiori lamentati dalle famiglie toscane. A cominciare dalla diminuizione degli insegnanti. Ad esempio c’è una scuola di Fornacette, vicino a Pisa, dove la classe c’è, ma non l’insegnante. In Toscana le cattedre tagliate sono 1700. Un taglio che spalmato su tutta la regione si avverte meno. Però si sente. Noie ha una figlia, Angelica, in seconda media, e ieri appena tornato a casa gli ha detto: «Papà, non c’è quasi più nessuno degli inse gnanti dell’anno scorso».
Addio laboratori. Come annunciato gli effetti più negativi riguardano le elementari. In discussione, come temuto, non è il tempo pieno, che dove c’era è rimasto (almeno per ora). La novità più rilevante riguarda la compresenza. Termine del gergo scolastico che significa la presenza di due maestri insieme. Ad esempio alle elementari. Da Nolé ad Alessandro Caprili di Viareggio tutti i genitori da noi interpellati ci hanno raccontato che i maestri sono rimasti, ma non agiscono più insieme. Caprili, padre di Tommaso, 4° elementare: «E’ un danno enorme l’abolizione delle compresenze perché significa la cancellazione di tutte le attività di laboratorio, teatro, multimediale. Avanza l’idea di una scuola chiusa ai nuovi saperi».
Il maestro unico. In pratica le elementari funzionano così. I due maestri restano, ma ognuno fa le proprie materie senza legami con l’altro. Un po’ come alle scuole medie. Però non insegnano mai insieme, non ci sono maestri per altre attività rispetto alle tradizionali. E per quanto riguarda la prima elementare debutta il maestro unico. Insomma nelle classi dove ci sono già, i due maestri rimangono ma il futuro ne prevede uno solo. Unico.
Ma serviva la riforma? Teresa Perrelli di Lucca, madre di Giulia, 4° elementare, e di Francesco, 2° liceo scientifico, sottolinea due aspetti che ritornano in molte testimonianze. Il primo riguarda le scuole elementari: «Si è riformata una scuola che funzionava e lo si è fatto in maniera ibrida, dove l’attenzione sembra essere posta solo sui risparmi, e non invece sulla qualità della formazione scolastica».
Stress   da   mutamenti. L’altro aspetto è l’incertezza e il continuo cambiamento cui la scuola è sottoposta di anno in anno a seconda del succedersi dei ministri alla Pubblica Istruzione. Dice Paolo   Migone,   fiorentino: «Mi hanno convocato per un’assemblea in cui ci diranno tutte le novità. Speriamo bene, ma io vedo nero. Essere genitori è uno stress perché ogni anno ci sono dei cambiamenti. Spesso dannosi».

di Mario Lancisi

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