In piazza rabbia dei precari: «licenziati dal governo»

Da Il Tirreno del 15 settembre 2009

foto il tirreno del 15 settembre 2009 in piazza del comuneUna quarantina di docenti manifestano davanti al Comune insieme ai sindacati:
«I tagli compromettono la didattica»

PRATO. Avvio del nuovo anno scolastico contrassegnato dalle proteste. L’onda lunga della contestazione che ha toccato tutta Italia, ieri si è fermata anche a Prato, dove i sindacati Flc-Cgil, Cisl, Uil e Gilda, sono scesi in piazza del Comune insieme agli insegnanti per difendere i precari della scuola e la qualità del sistema pubblico.
Il maltempo non ha impedito lo svolgimento del sit-in di protesta, che i presenti, una quarantina in tutto, hanno portato avanti per circa due ore con moderazione, limitandosi a fare del volantinaggio. All’ordine del giorno il licenziamento di massa di tanti precari storici, l’aumento degli alunni per classe e l’eliminazione delle ore di compresenza nella scuola primaria. Lo slogan è un coro di voci: «Siamo tutti coinvolti».
Sara Galantucci, insegnante di italiano alle scuole medie, ha avuto l’ultima cattedra disponibile: «I mezzi d’informzione non ci danno visibilità perché se ci licenziano, è colpa del Governo. Si tratta di tagli ingiustificati e irrazionali».
«Gli esuberi di cui parlano non esistono perché il lavoro ci sarebbe – interviene Monica Lumachi, insegnante di tedesco al Dagomari – Si tratta semmai di intendersi sul genere di scuola che si vuole offrire ai ragazzi». Il licenziamento dei precari infatti è soltanto uno degli effetti della riforma Gelmini. Il taglio delle risorse rischia di compromettere soprattutto la qualità della didattica. Lo confermano insegnanti con pluriennale esperienza alle spalle. Anche per loro è difficile gestire classi con più di trenta alunni: «Questa mattina se non fosse stato per la pioggia, sarei andato a fare lezione in giardino – racconta Giuseppe Maddaluno docente di ruolo del Dagomari – Per non parlare del problema sicurezza: le classi sono a norma per 24 persone, quest’anno in terza siamo in trentuno». Ancora più arrabbiata è Monica Lumachi: «Com’è possibile riuscire a insegnare una lingua straniera a trentuno persone, applicando una didattica che sia moderna e comunicativa? Vorrei che fosse il Ministro a rispondermi».
Qualcuno però è mancato a difendere la scuola. Nessuno degli studenti era infatti presente al presidio sotto le logge del Palazzo comunale. «Ancora non si rendono conto di quello che sta accadendo – commenta Francesco Valentini, insegnante di ruolo del Gramsci – Oggi sono qui perché ritengo che il problema riguardi non solo i precari, ma la scuola in generale, che rischia seriamente di essere dequalificata. Presto anche i ragazzi si renderanno conto di quanto, anche per loro, sarà difficile lavorare in queste condizioni».

Barbara Burzi

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