La Gelmini lancia i prof in carriera

Da ItaliaOggi del 6 maggio 2009

Dopo i tagli, è la prossima riforma della scuola. Il ministro: la farò anche contro i sindacati
Sì al ddl sugli aumenti salariali per merito e al contratto ad hoc

Dopo i tagli ai finanziamenti e al personale della scuola, ora tocca alla carriera degli insegnanti. La revisione della professione docente – dalla formazione universitaria al reclutamento, dalla valutazione in servizio agli scatti salariali per merito – è il prossimo appuntamento del programma riformista del ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Ad annunciarlo lo stesso ministro nel corso di un convegno organizzato a Roma da Anp, Apef e Diesse, le organizzazione dei presidi e dei docenti che in questo ultimo decennio si sono distinte – contrapponendosi ai niet dei sindacati – nella battaglia per la valorizzazione professionale ed economica degli insegnanti. Una riforma a lungo tentata, da ministri di centrosinistra e di centrodestra, questa, e mai però approdata a un punto fermo. Il governo Berlusconi pare questa volta intenzionato a non perdere più tempo. «La politica deve avere il coraggio di cambiare ciò che non va, assumendosi la responsabilità di decidere», ragiona la Gelmini, annunciando il pieno appoggio dell’esecutivo al disegno di legge messo a punto da Valentina Aprea, presidente della commissione cultura della camera.

Domanda. A riformare la carriera dei docenti ci ha provato dieci anni fa Luigi Berlinguer, con il cosiddetto concorsone. E ci rimise la poltrona, tra contestazioni sindacali e rivolta di piazza.
Risposta. Sono aperta a soluzioni condivise. Ma ad ascoltare certe argomentazioni, la scuola non dovrebbe mai essere riformata. Il governo e la maggioranza sono invece convinti che la strada da percorrere è il riformismo, non la difesa dello status quo. Allora chiarisco subito che non temo di andare avanti su questo percorso riformista anche di fronte a un eventuale no dei sindacati. La scuola è un bene del paese, non di certe associazioni. E sono convinta che chi ci lavora è d’accordo con me.

D. La riforma che tempi e iter avrà?
R.
L’iter sarà parlamentare, proseguendo il gran lavoro fatto dalla commissione cultura della camera. E spero che l’appoggio comunicato da alcuni esponenti del Pd si traduca poi in fatti. Credo che, nel giro di un anno, la riforma possa essere legge dello stato.

D. Si è pentita di aver scelto la strada della decretazione d’urgenza per i primi provvedimenti sulla scuola?
R.
No, era una scelta obbligata, visto che eravamo alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico e avevamo la necessità di introdurre novità importanti, come il maestro unico e il voto in condotta. Ora è diverso, e anche per l’università seguiremo la via parlamentare.

D. Perché ora la riforma della professione docente?
R.
C’è una esigenza non più rinviabile di riqualificare gli insegnanti professionalmente ed economicamente. Un’esigenza che serve alla categoria ma che serve innanzitutto alla scuola, perché una classe docente migliore certamente contribuirà a far salire il rendimento degli studenti. Siamo l’unico paese in Europa in cui i professori hanno un trattamento impiegatizio.

D. Che cosa cambierà?
R.
Cambierà la formazione universitaria, e questo lo faremo con un regolamento, ci sarà un sistema di reclutamento, al posto dei vecchi concorsi, che terrà conto delle effettive esigenze delle scuole, ma anche una valutazione costante degli insegnanti, con scatti legati al merito.

D. Qual è il merito che intendete premiare?
R.
Le diverse funzioni svolte a scuola dagli insegnanti e i risultati raggiunti con gli alunni.

D. Con quali fondi pensate di pagarli di più? Lei non vuole essere tacciata di essere un ministro di soli tagli, ma il problema finanziario è reale.
R.
Reinvestiremo sui salari dei docenti una parte, il 30%, dei risparmi di spesa che conseguiremo con la riorganizzazione del servizio e degli organici, in aggiunta a tutti i risparmi frutto della lotta agli sprechi.

D. I prof chiedono anche un contratto ad hoc, separato da quello di assistenti e amministrativi.
R.
Con il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, stiamo lavorando alla scissione dell’area contrattuale.

di Alessandra Ricciardi

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