In maternità a stipendio intero

Da ItaliaOggi del 21 aprile 2009

Il giudice del lavoro condanna un dirigente per aver applicato la decurtazione salariale
Per le supplenti lo stesso trattamento delle docenti di ruolo

picasso-maternite-from-weatherspoon-art-museumLe supplenti in maternità hanno diritto alla retribuzione intera come le docenti di ruolo. È questo il principio affermato dal giudice del lavoro di Oristano con una sentenza depositata il 4 aprile scorso (132/2009). Il caso riguardava una docente precaria che, dopo avere fruito del periodo di astensione obbligatoria (prima e dopo il parto) aveva deciso di prolungare l’assenza da scuola utilizzando la cosiddetta astensione facoltativa (congedo parentale). Questo tipo di assenza, peraltro, è espressamente previsto dalla legge, che dispone, però, una riduzione del trattamento retributivo. Riduzione che non si applica nel primo mese di astensione, perché la normativa contrattuale prevede una deroga in tal senso. Questo beneficio, peraltro, vale sia per le docenti di ruolo sia per le supplenti. E ciò si evince dal fatto che non sono previste deroghe peggiorative per i precari, come invece avviene per altre tipologie di assenze tipiche. Per esempio: i permessi per motivi personali e le assenze per malattia. Tanto più che il contratto dedica un’apposita clausola, l’articolo 19, all’elencazione dei casi in cui al personale non di ruolo si applica un tratta mento peggiore rispetto a quello dei colleghi di ruolo. E in questa norma non vi è alcuna menzione di eventuali riduzioni retributive per i supplenti in permesso per congedo parentale. Per contro, nonostante la normativa contrattuale non preveda alcun trattamento peggiorativo, il dirigente di una scuola della provincia di Oristano aveva applicato, di propria iniziativa, una decurtazione dello stipendio a danno di una supplente. Ritenendo, probabilmente, di dover applicare la normativa generale e non il contratto. L’interessata, dunque, si era risolta a procedere con l’azione legale. Prima attivando la procedura di conciliazione. E poi, siccome il dirigente non aveva conciliato, tramite l’esperimento dell’azione giudiziale. E il giudice le ha dato ragione. Il magistrato di merito, peraltro, si è limitato ad accertare la piena vigenza della normativa contrattuale, che dispone questo trattamento più favorevole per tutti i lavoratori della scuola. E quindi ha accolto il ricorso condannando l’amministrazione scolastica a restituire i soldi ingiustamente trattenuti alla supplente e al pagamento di 1.500 euro di spese legali. La sentenza è particolarmente utile perché ricorda alcuni principi generali, spesso disattesi. In primo luogo il principio di specialità, secondo il quale la norma contrattuale, se prevede deroghe alla norma di legge, prevale su quest’ultima. Con la sola eccezione delle norme cogenti e imperative. E in secondo luogo, ma non ultimo, il principio di tassatività: ci vuole una norma specifica per precludere a una categoria di lavoratori ciò che è previsto per tutti in generale. In caso contrario, si applica a tutti i soggetti, a prescindere dal fatto che siano di ruolo oppure no.

di Carlo Forte

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