Fannulloni, la Toscana sfida Brunetta

Da Il Tirreno del 23 aprile 2009

La Regione pensa a una legge per opporsi alle norme “anti-fannulloni” del ministro Renato Brunetta. Almeno nella parte in cui vengono tagliati ai dipendenti pubblici i permessi per andare a donare il sangue, per maternità e assemblee sindacali. Dite la vostra

FIRENZE. La Regione farà una legge anti-Brunetta. Lo ha promesso il vicepresidente Federico Gelli ad una delegazione di dipendenti regionali. Giù le mani dalla Casta? «Macché Casta, sarà una legge per cancellare le norme di Brunetta che violano sacrosanti diritti dei lavoratori», spiega Gelli.

«Un conto è colpire i fannulloni e tutt’altra cosa è buttare via con l’acqua sporca anche il bambino», si accalora Gelli. Entro la fine del mese la proposta di legge verrà presentata ai sindacati. Che esultano: «Si tratta sicuramente di un fatto positivo. Ora speriamo che la legge venga approvata e che non ci siano ricorsi e contese con il governo centrale», spiega Andrea Brachi, responsabile della Cgil toscana per la funzione pubblica.

Gelli sa bene di rischiare di sentirsi dire: «Ma cosa fai, difendi i fannulloni?». Lui, però, incalza: «In Regione i fannulloni li abbiamo sempre combattuti, motivando i dipendenti. La cura Brunetta consiste invece nel combattere l’assenteismo tagliando stipendio e diritti, anche di chi, ed è la stragrande maggioranza, fa il suo dovere».

Diktat di Brunetta. Quella di Brunetta – la cosiddetta legge 133 – è in effetti una cura da cavallo: nei primi dieci giorni di assenza per malattia ai dipendenti pubblici (in Toscana sono 100mila circa, di cui 3.400 quelli regionali) viene decurtata una parte dello stipendio. Decurtazione che viene applicata anche a chi intende usufruire di diritti e permessi come quelli politici e sindacali, il congedo per maternità, la donazione di sangue, l’assistenza dei figli piccoli.

Malattia e permessi. La cura Brunetta è racchiusa in due commi: l’1 riguarda la malattia e il 5 le assenze per permessi, diritti e congedi di maternità. «Il comma 5 si presta a varie interpretazioni e insiste su ambiti di competenza della Regione, che pertanto può legiferare in materia. Cosa che non può fare per il comma 1», spiega Massimo Rasile, responsabile autonomie locali della Cgil toscana. Cerchiamo di capirci qualcosa. Partendo dal primo comma della legge Brunetta.

E’ vero che sono diminuite le assenze per malattia. Ma la ragione non è l’effetto annuncio di Brunetta, ma il timore di perdere un bel gruzzolo di euro a fine mese. Se un dipendente infatti si ammala, nei primi dieci giorni gli viene decurtata la parte variabile dello stipendio. «Una decurtazione che per una giornata di malattia può oscillare dai 20 ai 120 euro, a seconda se uno fa il commesso o il dirigente», spiega Gelli.

Mezzo stipendio perso. Esempi? Luisa Forni (nome di comodo) è una dirigente che in busta paga guadagna 3400 euro e si vede decurtati 140 euro al giorno. Per dieci giorni sono mezzo stipendio. Si racconta anche di un dirigente che si è fatto male ad una gamba in servizio, ha avuto 20 giorni di malattia e alla fine del mese in busta paga si è ritrovato con la brutta sorpresa di 900 euro in meno. «Basta prendere un’influenza e si vede la busta paga ridotta. In tempi di crisi economica è un colpo inaccettabile al livello salariale dei pubblici dipendenti», spiega Brachi. Che riferisce di una dipendente che doveva stare a casa due giorni per una scintilligrafia ossea: «E’ andata a lavorare lo stesso perché guadagna 1200 euro e non poteva perderne 80».

Permessi decurtati. Poi c’è il comma cinque. Quello delle assenze giustificate. Per ragioni politiche: un dipendente che ad esempio è consigliere comunale. Per ragioni sindacali: la partecipazione ad assemblee. Per congedo maternità. Per assistere bimbi piccoli. Per donare il sangue. Brunetta non cancella i permessi e i diritti, ma lo stipendio. O meglio la parte variabile (indennità eccetera). Un esempio? Andrea Orlandi, autista di Gelli: «Sono andato due volte a donare il sangue e mi sono visto lo stipendio decurtato di 40 euro».

Su cosa si basa la legge. E’ su questa parte della legge Brunetta, che si presta peraltro a diverse interpretazioni (c’è chi fa il duro e chi meno), che la Regione intende intervenire. «Pensiamo di poterlo fare in nome del principio dell’autonomia dell’organizzazione del personale. Che è competenza della Regione», assicura Gelli.
Ora la parola è ai giuristi regionali. Dovranno elaborare un testo per «depotenziare gli effetti della legge Brunetta» che non presti il fianco a possibili ricorsi da parte del governo nell’ennesimo braccio di ferro tra Roma e Firenze…

di Mario Lancisi

Secondo voi l’idea della Regione serve a difendere i diritti dei lavoratori o i privilegi dei fannulloni? Votate il SONDAGGIO e inviate la vostra opinione

Annunci

2 Risposte

  1. Credo che la legge brunetta sia anticostituzionale. Ci sono mille modi per colpire i fannulloni, non certo decurtando lo stipendio, oppure sperimentando le fascie orarie sulle visite fiscale, come se fossimo dei prigionieri, questi orari li dovrebbero dare ai detenuti che hanno commmesso dei crimini, eppure hanno tanti benefici esempio arresti domiciliari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: