Intervista alla Gelmini: «Docenti, non ci sarà esubero. E daremo più soldi ai migliori»

Da Il Giornale di Vicenza del 19 aprile 2009

Come cambia la scuola

Ecco le risposte del ministro dell’Istruzione: «Il nostro obiettivo fin dall’inizio è stato tagliare gli sprechi e assicurare il necessario,  come ad esempio il servizio mensa: resta»

L’INTERVISTA. II “numero uno” Mariastella Gelmini: «Non c’è da temere: le condizioni di base dell’istruzione primaria non sono modificate»
«Alle superiori in settembre non ci saranno sperimentazioni o “anticipi” della riforma: non hanno senso “prove” a ridosso del cambiamento che inizierà nel 2010 per tutti»

La riforma è alle porte: come cambierà a settembre e nei prossimi anni la scuola, è la domanda di tutte le famiglie. Ecco le risposte del “numero uno” della riforma stessa, il ministro Mariastella Gelmini.

Ministro Gelmini, la riforma della scuola, nel caso del Veneto contempla 2.227 insegnanti in meno. Data la situazione di crisi economica può escludere che a giugno non ci saranno altri tagli? E visto che a fronte di meno insegnanti le iscrizioni degli alunni invece aumentano, come si concilia questo con il mantenimento della qualità dell’istruzione?
L’adozione dei nuovi modelli organizzativi nella scuola primaria e nella scuola secondaria di 1° grado consente, anche in Veneto, di conseguire economie di risorse che, in parte, saranno utilizzate per garantire l’offerta formativa sino ad ora assicurata alle famiglie. In particolare l’Ufficio scolastico regionale veneto e la Regione si sono impegnate a mantenere nella scuola primaria il cosiddetto “tempo lungo”, molto diffuso soprattutto nel Padovano.

Nel Vicentino oltre il 50% delle famiglie ha preferito il tempo pieno o il tempo prolungato, e continuano ad essere preoccupate che il taglio degli insegnanti ne cambi l’attuale organizzazione; in alcune scuole medie stanno valutando se organizzare le 30 ore con un orario 8-14
per 5 giorni la settimana eliminando la mensa perché le ore degli insegnanti non arrivano a coprirne la sorveglianza. Ci può spiegare allora come è possibile che questi modelli siano garantiti il prossimo anno e anche i successivi?

Nel Vicentino la richiesta delle famiglie per la primaria porterebbe a formare 300 classi a tempo pieno su 2254. Quindi il 13,31%. La richiesta di tempo prolungato alla scuola media si aggira, sulla base dei dati ancora parziali di cui disponiamo, intorno al 20% delle classi. Per quanto riguarda il modello a 30 ore della scuola media nulla è innovato. Anche prima del nuovo assetto ordinamentale, le classi di scuola media funzionanti a tempo ordinario non vedevano contemplata nel tempo scuola la sorveglianza durante la mensa che, ove prevista, era già svolta dagli enti locali.

La riforma della scuola primaria non prevede più il modulo con tre insegnanti su due classi, ma due insegnanti per due classi: come verrà impiegato il personale già di ruolo in esubero con la nuova organizzazione? E nelle medie e nelle superiori, dove sono ancora più specializzati e meno “intercambiabili”, che succederà in attesa che siano avviati i corsi di riconversione?
Non c’è da preoccuparsi. Come già ribadito altre volte nessun insegnante perderà il posto. Il passaggio al maestro unico nella scuola elementare avverrà con gradualità a cominciare dal prossimo anno scolastico. Non sono previsti esuberi, perché il turn over consentirà di ricollocare il personale della scuola su sedi vacanti secondo le normali procedure di mobilità. Anche il criterio di riutilizzo del personale docente nella scuola secondaria di 1° e di 2° grado seguirà le stesse procedure di mobilità e di utilizzazione, previste dai contratti nazionali integrativi del personale scolastico, come è sempre avvenuto.

Giustamente lei sostiene la necessità di valorizzare gli insegnanti eccellenti. Finora però l’unico criterio possibile è stato non tanto il merito, ma la progressione di carriera per anzianità. Se diventa centrale individuare i criteri per premiare gli insegnanti più bravi, in che modo questi si stabiliranno?
Dal 2012 gli insegnanti più meritevoli percepiranno 7 mila euro all’anno in più. Circa 1.000 milioni di euro saranno destinati a premiare merito e qualità del personale scolastico. Soldi, voglio sottolinearlo, che non saranno distribuiti “a pioggia”, ma terranno conto della professionalità, dell’impegno e della qualità del lavoro degli insegnanti. Stiamo valutando le modalità per attribuire queste risorse premianti secondo criteri che riconoscano, appunto, professionalità e qualità delle prestazioni, in linea con quanto accade in quasi tutti i Paesi d’Europa.

La scuola, lo ha detto chiaramente, non può essere uno”stipendificio” e vanno razionalizzate le spese. I tagli riguarderanno anche di personale Ata con ausiliari che garantivano anche la mensa. Questo servizio non rischia di gravare con maggiori spese sui Comuni o di saltare del tutto?
Il nostro obiettivo sin dal principio è stato tagliare gli sprechi e stabilire priorità di spesa in modo da assicurare prima di tutto ciò che è necessario per la scuola. Questo significa, ad esempio, che il servizio mensa, nonostante l’eliminazione delle compresenze, sarà comunque garantito. La scuola deve adeguarsi ad una società più complessa che in passato, tanto da parlare di percorsi “personalizzati”.

Le compresenze che saranno eliminate favorivano lo sviluppo di competenze multidisciplinari e garantivano di seguire anche bambini con difficoltà – oltre ai particolari casi con i loro insegnanti di sostegno – e gruppi di stranieri. Il presidente Berlusconi ha detto che con la crisi non sarà lasciato indietro nessuno, sarà così anche nella scuola?
È vero, nessuno sarà lasciato indietro, soprattutto a scuola. Percorsi multidisciplinari e insegnanti di sostegno saranno garantiti a tutti gli studenti, italiani e stranieri. Le famiglie non avranno alcun problema. Inoltre, le compresenze nella scuola primaria che derivano dalla presenza dei docenti di inglese o di religione cattolica restano nella piena disponibilità delle scuole che ne possono fare l’uso ritenuto più appropriato secondo autonomia e responsabilità.

La promozione o l’ammissione agli esami di Stato conclusivi per il primo e secondo ciclo di istruzione è condizionata dall’avere la sufficienza in tutte le materie. Alla prova dei fatti: nel caso di uno studente che merita un “4” solo in educazione fisica ma che in tutte altre le materie ha la media dell’8, in consiglio di classe va difesa quell’insufficienza pregiudicando la promozione o l’ammissione agli esami di quello studente? E se l’unica insufficienza fosse, per esempio, in matematica, cambierebbe qualcosa?
Come per il passato, la decisione per l’ammissione alla classe successiva o all’esame spetta al consiglio di classe. Per essere promossi è necessario avere una media non inferiore al 6. Nella scuola secondaria di 2° grado, dove già oggi esiste il voto in decimi, non si può promuovere uno studente che abbia conseguito debiti in una o più materie. Il consiglio di classe, in presenza di gravi insufficienze, può decidere l’immediata non ammissione alla classe successiva oppure sospendere il giudizio di scrutinio finale fino al termine dell’anno scolastico e poi decidere.

È definitivo che non saranno concessi anticipi del modello di nuova scuola superiore?
La riforma della scuola secondaria di 2° grado partirà gradualmente dal 2010-2011. Il prossimo anno scolastico è destinato a preparare e organizzare il passaggio a questa riforma attesa da decenni. Sperimentare anticipatamente per un anno la riforma non offrirebbe in tempo utili elementi di verifica e di “prova” da impiegare per possibili interventi modificatori. Peraltro la nostra scuola ha già sperimentato per circa un ventennio tutti i possibili percorsi dell’innovazione fornendo validi elementi per strutturare questa riforma. Si tratta ora di applicarla, preparandola prima per condividerne obiettivi e modalità di attuazione.

Ritiene che si possa parlare di vera autonomia scolastica senza la possibilità per i dirigenti di gestire direttamente le risorse e soprattutto senza competenze decisionali sulle capacità dei docenti?
Ci sono ancora molte resistenze culturali e sindacali per arrivare ad attribuire alle istituzioni scolastiche autonome questo potere. In tutte le altre Amministrazioni pubbliche, però, i dirigenti hanno la responsabilità e l’obbligo di valutare le capacità dei propri dipendenti. Spero al più presto di arrivare ad un sistema di valutazione simile anche nella scuola.

I genitori di bambini che già frequentano la scuola lamentano che di fatto verranno modificate le condizioni in base alle quali avevano scelto la proposta formativa: non ritiene che sarà penalizzato lo studente, venendo meno la continuità didattica? Che destino avranno poi le ore di approfondimento o di recupero dei Larsa, laboratori di recupero e sviluppo degli apprendimenti, o i laboratori previsti oggi dalle 30 ore alle scuole medie?
Le condizioni di base delle classi di scuola primaria attualmente funzionanti non vengono modificate: l’orario settimanale scelto (27,30 o 40 ore) viene rispettato; allo stesso modo il gruppo docente viene riconfermato con eventuali minime modifiche rimesse alla flessibilità organizzativa dell’autonomia scolastica. Non esistono da anni i Larsa. Se però ci si riferisce alla possibilità di svolgere ore di approfondimento e di recupero, ricordo che le scuole, secondo l’autonomia didattica, possono già oggi organizzare flessibilmente l’orario delle attività ricavando spazi orari per laboratori, approfondimenti e recuperi.

II voto è uno strumento di valutazione molto chiaro e immediato. Chi lo avversa sostiene che non dà giustificazione del percorso dello studente, per esempio, sull’impegno o l’interesse dimostrato. Limitatamente alla scuola primaria, dove si crea il tessuto sociale della collaborazione, si impara a fare gruppo, ritiene potrebbe essere comunque utile riflettere sul riportare la valutazione al solo sistema dei giudizi eliminando la competitività più chiaramente espressa coni voti?
È un falso problema. Anche con i giudizi sintetici del bravo, buono, sufficiente la valutazione può rischiare di essere inadeguata e non avere valore formativo. Certamente il voto in decimi offre maggiore chiarezza e toglie l’ambiguità dei giudizi generici.

Come si concilia il potenziamento della lingua inglese alle medie (3 ore più 2) con la risoluzione Ue che chiede l’insegnamento di due lingue comunitarie?
L’intero percorso del nostro sistema di istruzione prevede diverse possibilità di accedere all’insegnamento della seconda o anche della terza lingua comunitaria, rispettando i principi del plurilinguismo. Nella scuola secondaria di 1° grado resta come situazione generale l’insegnamento di una seconda lingua comunitaria, oltre all’inglese. Avvalendomi di una norma legislativa varata e confermata dai ministri che mi hanno preceduto e che non era ancora stata messa in atto, ho voluto offrire alle famiglie l’opportunità della scelta di potenziare l’insegnamento dell’inglese per offrire un’occasione formativa fortemente richiesta e apprezzata.

Cinzia Zuccon Morgani

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Una Risposta

  1. […] di lo scorfano Il merito. E ci mancherebbe, il merito. La domanda arriva e la ministra Gelmini, puntuale e preparata come un’alunna preparata, […]

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