Riforma della scuola in Italia: quel che è cambiato e quello che cambierà

Ecco come è stata recepita da alcuni giornalisti stranieri la “riforma Gelmini”…

Da Cope.es

Si reintrodurrà nei primi corsi della scuola primaria la figura del maestro unico

cultura-merceA tutti è arrivata l’eco delle proteste contro i cambiamenti che la scuola italiana deve affrontare per effetto della “riforma Gelmini.” Ma non tutti hanno notato che il nuovo ordinamento della scuola che dovrà impiantarsi da qui fino a funzionare a pieno regime nell’anno scolastico 2014-2015 è anche frutto dei cambiamenti normativi dei governi precedenti il cui sviluppo era stato lasciato fino ad ora da parte.

Raggiunta da numerose critiche, il ministro Mariastella Gelmini ha ricevuto anche appoggi qualificati, come quello di Emma Marcegaglia. La presidentessa di Confindustria (l’organizzazione patronale) ha detto a proposito della scuola che “quello che è stato fatto andava fatto.” Perché la spesa attuale sta al di sopra della media dell’Unione Europea, ma i risultati non risultano soddisfacenti, come hanno dimostrato la relazioni PISA.

Si è detto anche che la riforma era urgente dalle pagine della rivista Italiani-Europei, espressione della fondazione omonima presieduta per l’ex premier Massimo D’Alema, distaccato esponente della sinistra italiana. Alessandro Cavalli, presidente dell’associazione politico-culturale Il Mulino, scrive sull’omonima rivista che negli ultimi trenta anni, nonostante la diminuzione costante di studenti, non siano diminuiti i professori:  oggi “il numero di alunni per docente è più basso in Italia che nella resto dei paesi dell’OCSE.”

Attualmente, il sistema educativo italiano riconosce scuole statali e non statali. Questi ultime possono essere amministrate da enti pubblici o privati. La legge 62 del 2000 ha riconosciuto a molte di queste scuole il titolo di “paritarie”, con diritto ad un (piccolo) finanziamento pubblico.

Cambiamenti nei cicli di studi
La scuola italiana si articola in due cicli. Il primo comprende la scuola primaria, 5 anni, e la scuola secondaria di primo grado, 3 anni. Il secondo, di 5 anni, si divide in tre grandi settori che costituiscono la scuola secondaria di secondo grado:  i licei (istituti), le scuole tecniche e gli istituti professionali.

Questo secondo ciclo soffrirà modifichea partire dall’anno scolastico 2010-2011. I piani di studio delle scuole tecniche dovranno passare di un’organizzazione basata negli attuali 6 settori che comprendono 39 materie, ad uno più semplice che ne prevede 2 (ciascuno con 11 materie): uno economico ed un altro tecnologico. Gli istituti professionali, nati per formare lavoratori capaci di affrontare compiti di una certa complessità ma essenzialmente riferite all’esecuzione di opere, dovranno passare da 28 materie a 6, raggruppate in due settori:  “ingegneria ed artigianato” e “servizi.”

Per quello che tocca ai licei, centri di formazione generale che preparano per gli studi di livello universitario, avranno sei modalità:  il liceo classico (caratterizzato dallo studio delle lingue classiche greca e latina), lo scientifico (più matematica ma niente greco), il linguistico (con tre lingue straniere), quello di scienze umane (analogo all’antico magistrale), il musicale (che costituisce una novità), l’artistico (con tre specialità:  “arti figurative”, “architettura e design”, e “audiovisivo, multimedia e scenografia”).

Le principali novità, in vigore già da questo anno scolastico, si riferiscono al cambio nella valutazione con punti da 1 a 10, invece di giudizi qualificativi, nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado;  alla valutazione del comportamento, il “voto in condotta”, nella scuola primaria e nella secondaria di in primo e secondo grado che sarà determinante per l’ammissione al corso seguente o all’esame finale. Questa parte della riforma, come quella che prevede un freno sostanziale alle continue modificazioni dei testi scolastici, è stata accolta generalmente in maniera molto positiva.

Polemica sul maestro unico
A partire dal prossimo anno scolastico si reintrodurrà nei primi corsi della scuola primaria la figura del maestro unico, o prevalente. Per alcuni osservatori, si tratta di un ritorno al passato che colpirà la qualità dell’insegnamento, dato che l’attuale “modulo” di tre maestri permette una maggiore specializzazione.

Questo è il punto più dibattuto della riforma. Nelle pagine del Corriere della Sera, Angelo Panebianco ha affermato che nel 1990 “l’abolizione del maestro unico fu dettata esclusivamente per ragioni sindacali”, e che il motivo di quella decisione fu “bloccare qualunque tentativo di ridurre il personale scolastico”, come sarebbe stato logico per la caduta della natalità.

Altri analisti hanno osservato invece che il maestro unico, oltre ad essere una figura abituale nella maggioranza dei paesi europei, risulta preferibile perché, grazie alle molte ore che passa con la classe, conosce molto bene gli alunni e le sue famiglie, rappresenta per essi un punto di riferimento ed è il principale responsabile dell’andamento della classe.

Il maestro unico-principale, inoltre, occupandosi delle materie che richiedono un certo tipo di studio, come la lingua italiana, la matematica, le scienze, la storia o la geografia, favorirebbe meglio nei bambini una messa a fuoco unitaria della conoscenza.

Il 4 marzo scorso il ministro Gelmini ha aggiunto un componente ulteriore alla riforma, presentando il programma per la sperimentazione della materia di “Cittadinanza e Costituzione”: 33 ore annuali, a carico dei docenti dell’area di Storia e Geografia dentro l’orario scolastico in vigore.

Si tratta di una nuova disciplina prevista per le scuole di ogni tipo e grado. Alla fine di maggio uscirà una convocazione di concorso per le scuole volto a finanziare con un milione di euro le proposte di sperimentazione di questa materia.

di Sergio Fenizia (traduzione di Ivan Pucci)

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