Mezzogiorno, ora di ricreazione

da Left del 3 aprile 2009

alunna_alla_lavagnaIl decreto ministeriale sugli organici per l’anno scolastico 2009-2010 è stato messo nero su bianco. Il 40 per cento dei posti tagliati è a Sud. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria le regioni più colpite

Circa tre anni fa Vinicio Capossela cantava “Dalla parte di Spessotto”, un inno scanzonato omaggio a tutti quei reietti emarginati e non conformi al perbenismo. Si celebravano gli scansafatiche impenitenti che indossano «il grembiule senza il fiocco», irrecuperabili birichini con la mazzafionda sempre in tasca «nati dalla parte di sotto». Di sotto, qui in Italia, può facilmente significare profondo Sud, quella parte bassa dello Stivale abbandonata a se stessa e che non si rialza neanche a calci. La cosa è oggi più vera che mai, giacché nelle fila dei “cattivi”, sulla lavagna della maestra Mariastella, figurano soprattutto cognomi meridionali. Lo tsunami Gelmini si è così abbattuto definitivamente sulle coste del Paese, devastando la parte meridionale. Scuola smantellata in due fasi e Italia spaccata in due. Il decreto ministeriale sugli organici scolastici per l’anno scolastico 2009-2010 è stato messo nero su bianco. Prevede 42mila posti in meno, 37mila subito fra i docenti di diritto, più 5.000 fra quelli di fatto. E il 40 per cento dei tagliati è a Sud: 5.645 in Campania, regione che guida la triste graduatoria, 5.020 in Sicilia, 3.646 in Puglia e 2.492 in Calabria. Una contraddizione in termini, visto che nell’Italia meridionale si registrano gli indici di scolarizzazione più bassi e che l’arretratezza economica e culturale si sconfigge iniziando proprio dai banchi di scuola.

Ma nel mondo del ministro dell’Istruzione, fatto di classifiche e medaglie, premi e castighi, lo sgorbio chiamato Meridione merita evidentemente la sua ignoranza. Non lo dicono solo i numeri, ma anche le parole. Quelle che fecero scandalo nell’agosto scorso. «Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità dell’istruzione italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti», disse la dotta ministra. Salvo poi rimangiarsi tutto e affermare come priorità quella di «colmare il gap esistente fra le scuole del Nord e quelle del Sud con più formazione e aiuti sia per i docenti che per gli studenti». Nobile proposito negato dai freschi tagli, pesanti ovunque e tragici a Sud, dove la scuola da fatiscente si avvia a essere rasa al suolo. Un peggioramento che va ben oltre l’offerta formativa compromessa da licenziamenti del personale. «Lo scenario della scuola meridionale è di costante sofferenza – spiega il segretario Flc-Cgil Domenico Pantaleo -. Ora i tagli spazzano via punti di forza e conquiste del sistema scolastico, perché la ristrettezza delle risorse impedirà ai Comuni di soddisfare servizi, trasporti, mense, caricando la scuola di oneri maggiori. Per non parlare dell’insegnamento della legalità, di cui il Sud ha sempre bisogno, e dei pregi italiani destinati a venire meno, come integrazione e multiculturalità».

I deboli sembrano proprio i bersagli preferiti a cui riservare il centro del mirino. Lo dicono il tetto fissato al 30 per cento per gli immigrati nelle classi e la riduzione del sostegno agli studenti disabili. C’è da scommettere che le prospettive per un ragazzo straniero, disabile, costretto a vivere disgraziatamente nel Sud Italia non saranno così rosee dal prossimo biennio. «È del tutto evidente che non si vuole creare un sistema d’istruzione nazionale – continua Pantaleo -. Il Sud viene penalizzato a tutto vantaggio del Nord e della privatizzazione. Lo testimoniano le intese della Gelmini con forze politiche della maggioranza, governatori settentrionali in particolare, che spingono per uno Stato sempre più federalista che prevede la completa emarginazione del Mezzogiorno, con un drammatico riflesso sociale in tempo di crisi». Perché mancanza di istruzione fa rima con disoccupazione. E in ogni campo il Meridione è pregato di accomodarsi «negli ultimi banchi della fila», per citare ancora Capossela.

di Diego Carmignani

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