Istituti tecnici, si va verso il boom

Da Il Corriere di Prato del 17 marzo 2009

I primi dati sulle pre-iscrizioni mostrano una tendenza chiara confermata dai presidi pratesi
La crisi spinge sempre più studenti a scegliere l’approdo a un mestiere sicuro

altan-speranzePRATO – La crisi economica fa riflettere. Anche la scuola e gli studenti. Che quest’anno si sono orientati verso gli istituti tecnici a giudicare dai primi dati sulle pre-iscrizioni. Non è da escludere anche un ritorno agli ‘antichi mestieri’ da parte dei ragazzi che nella scelta delle scuole superiori tornano a pensare agli istituti tecnici come valida alternativa per un inserimento nel mondo del lavoro. In città, infatti, rispetto agli anni precedenti sono in aumento gli iscritti a Buzzi, Dagomari e Gramsci-Keynes. All’istituto tecnico industriale Tullio Buzzi sono già a quota 275, una settantina in più rispetto allo scorso anno. “E ogni giorno crescono – spiega Francesco Rossi, preside del Buzzi – in parte credo sia dovuto all’incremento demografico ma anche perché la crisi forse spinge gli studenti a ricercare titoli di studio spendibili poi sul mercato del lavoro”. E non è un caso che al Buzzi di quelli che si diplomano il 40% non prosegue gli studi ma trova
lavoro nel giro di sei mesi. “E il 90% trova un’occupazione nel proprio indirizzo di studi – aggiunge Rossi – un dato importante che può essere uno stimolo per i ragazzi verso gli istituti tecnici”. Il preside accenna anche alle nuove normative. “L’ipotesi di liceizzazione degli istituti tecnici credo abbia fatto la sua parte e aggiungo anche che è stato fatto un buon lavoro di orientamento da parte degli insegnanti”. Trend positivo di iscritti anche per l’Istituto tecnico commerciale Dagomari e lo stesso vale per l’Istituto di istruzione tecnica Gramsci-Keynes dove con le pre-iscrizioni sono arrivati a quota 351 di cui 110 i geometri, 123 per gli addetti al commercio estero e 118 per il liceo scientifico. “I dati sono positivi – spiega la preside Grazia Tempesti – e l’aumento maggiore almeno nel caso nostro c’è stato soprattutto per il liceo scientifico”. Anche in questo caso è abbastanza alto il numero dei diplomati che dopo gli studi trova lavoro. “Non tutti nel settore per cui hanno studiato – continua la preside – ma il tasso di inserimento è buono”. La crisi economica ha portato anche gli studenti stessi a guardare altrove in termini di occupazione. “L’indirizzo degli addetti al commercio estero – precisa la preside – trovano sempre più spesso lavoro nel settore turistico, prima invece questo indirizzo di studi li vedeva orientarsi soprattutto verso l’inserimento nelle aziende”.

Camilla Bernacchioni

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