Tagli a scuola, 1465 prof in meno

Da La Repubblica (Firenze) del 26 marzo 2009

A settembre scolari e studenti aumenteranno di 4.000 unità,
il piano del ministro Gelmini sopprime 1.465 cattedre.
Forti tagli nelle scuole toscane, tempo pieno in bilico

La Toscana si prepara a mobilitarsi contro la scure del governo sulla scuola. Le cifre dei tagli nella bozza allegata al decreto interministeriale appena presentato dal ministro Gelmini a categorie e enti locali.
«Se non faremo subito qualcosa, avremo una scuola in ginocchio» prevede il segretario della Flc Cgil scuola Alessandro Rapezzi. La metà dei tagli riguarderà il sud, ma nemmeno la Toscana sarà al sicuro. Da settembre le cattedre, cioè i posti di insegnante, passeranno dalle attuali 40.267, a 38.802, con un calo di 1465 (3,9%). In dettaglio, mancheranno 363 posti nella scuola primaria, 659 nelle medie (le più colpite), 437 nelle superiori. Mentre gli alunni aumentano, per il 2009-2010, di 4.443 mila unità rispetto al 2008-9.

A cui dovrebbero corrispondere circa 40 classi in più, come dire circa 120-150 insegnanti in più. Prendendo ad esempio Firenze, si avrà, invece, un taglio di 35-50 posti nelle scuole primarie (circa 1 insegnante in meno per circolo didattico), di 60-80 nelle medie (soprattutto delle materie da «sacrificare» al nuovo orario ridotto a 30 ore, cioè lettere e tecnologia), mentre alle superiori ci saranno accorpamenti di classi (si potrà infatti andare da un minimo di 20 alunni a 33), con conseguente minor numero di indirizzi. Invece di aumenti, insomma, riduzioni (anche per il personale Ata: meno 874 posti). E a farne le spese saranno soprattutto gli insegnanti precari (il 30% dell’organico toscano, pari a 1200), sia pure, quest’anno, con «solo» 2-300 posti in meno grazie alla compensazione dei tagli coi pensionamenti. E dire che da tempo in Toscana il sistema scolastico è stato «razionalizzato». E’ qui, dunque, che risalterà il vero senso dei tagli del governo Berlusconi: «Un attacco indiscriminato alla scuola pubblica, un generale decadimento dell’offerta formativa» come denuncia in un comunicato la Flc Cgil Toscana, ribadendo l’urgenza «di una vera riforma per garantire a tutti i cittadini una scuola di qualità», mentre il senatore Pd Andrea Marcucci parla di «messa in mora del sistema pubblico di istruzione e formazione». Come guardare a settembre in queste condizioni, non si sa. Il tempo pieno «stile Gelmini» (in realtà privato del suo cardine educativo: la compresenza), cioè le 40 ore settimanali, dovrebbe essere confermato, ma non aumentato nonostante il 90% delle famiglie lo richieda insieme al modello delle 30 ore, il più simile agli attuali moduli (ma con 2 ore in meno), su cui soprattutto la scure si abbatterà. In compenso, la Toscana boccia del tutto le 24 ore (4 ore, o 4 e mezzo su 5 o 6 giorni), con il famoso maestro unico.

Maria Cristina Carratù

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