400mila precari a rischio

Da Aprile online

avanzi400mila precari a rischio.  Sono tanti i lavoratori della pubblica amministrazione che potrebbero rischiare il proprio posto di lavoro a causa del decreto che ne blocca la stabilizzazione. La metà di questi è impegnata nella scuola. E’ quanto emerge dai dati forniti dalla Cgil, anche sulla base del Conto annuale della Ragioneria dello Stato.
Le proteste dell’opposizione costringono Brunetta alla marcia indietro di Brunetta:”Entro un mese si sapranno il numero degli atipici nella pubblica amministrazione, verranno stabilite tipologie e categorie e sulla base di queste percorsi di regolarizzazione per i meritevoli”

Secondo i dati diffusi dalla Cgil, a rischio sono i 112.489 occupati con un contratto a tempo determinato, i 25.213 lavoratori socialmente utili, gli 80.000 precari con contratti a progetto a cui si aggiungono 130.000 docenti e 75.000 precari non docenti impegnati nella scuola. In totale 400mila persone. E questo senza tener conto di tirocinanti, stagisti e borsisti, categorie difficili da censire, che potrebbero raggiungere quota 100.000. Un quadro nero quello tracciato dalla Cgil per la pubblica amministrazione che ha sollevato un nuovo fronte di scontro politico tra Governo e opposizione.

“I dati forniti dalla Cgil – ha detto l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano – confermano le nostre previsioni. Si rafforza la nostra richiesta di non varare un decreto al prossimo Consiglio dei ministri che porterebbe nuova disoccupazione. Bisogna rendersi conto – ha aggiunto – che in questa situazione occorre andare oltre le convinzioni degli opposti schieramenti e compiere un atto nuovo e coraggioso: assumere i precari della Pa, utili al buon funzionamento delle amministrazioni, e dare un segnale forte a favore delle protezioni sociali”.
Secondo Massimo D’Alema “il problema del lavoro diventerà sempre più grande. E non si affronta una crisi di questo genere senza nuove straordinarie misure di solidarietà” ha detto il parlamentare che a proposito della bocciatura da parte del presidente del Consiglio Berlusconi della proposta sugli assegni di disoccupazione, lanciata dal leader del Pd Dario Franceschini ha commentato: “La proposta di Franceschini è opportuna e giusta, perché è venuto il momento di misure che vadano incontro a chi paga il prezzo più alto della crisi”.
Per Paolo Nerozzi, ex sindacalista ed ora senatore della sinistra Pd se fosse vero che il governo avesse deciso di impedire la stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione saremmo veramente all’assurdo. “Se fosse vero – conclude Nerozzi – non solo il governo negherebbe l’assegno mensile proposto dal Pd per chi perde il lavoro e non è coperto da ammortizzatori sociali ma addirittura li licenzierebbe e per decreto”.

“E’ un atto di irresponsabilità sociale, che lascerà migliaia di precari in mezzo alla strada, in questo momento gravissimo di crisi economica e i cittadini di tanti enti locali senza servizi, come l’assistenza sanitaria e gli asili nido”. Così Carlo Podda, segretario generale della Funzione Pubblica della Cgil, commenta con l’ipotesi di stop alla regolarizzazione dei precari nella pubblica amministrazione.
Podda sottolinea i numeri di un eventuale provvedimento del governo, riferendosi al solo pubblico impiego ad esclusione del comparto scuola: “A partire da luglio sarebbero 60.000 in mezzo alla strada, che diventerebbero 120.000 l’anno prossimo e 200.000 l’anno dopo ancora, per il meccanismo infernale secondo il quale dopo tre anni di lavoro precario nella pubblica amministrazione si debba essere licenziati”.

L’esponente della Cgil contesta poi i metodi dell’esecutivo: “Il governo, che si dice federalista, interviene con un decreto senza neanche consultare gli enti locali e chiedere loro se hanno bisogno di questi precari e cosa pensano di fare al riguardo. Se il governo – aggiunge – interviene per decreto non sentendo Parlamento, parti sociali e diversi livelli istituzionali, fa un’operazione di una brutalità e di totale irresponsabilità, con un tratto autoritario che diventa sempre più insopportabile”.
La Cgil sta organizzando le risposte al decreto del governo. Per venerdì, in occasione del Consiglio dei ministri, sta organizzando un presidio davanti a Palazzo Chigi, per cercare di sensibilizzare il governo e l’opinione pubblica a sospendere questa misura. Inoltre si lavora al recupero di una posizione unitaria con Cisl e Uil. Un impresa possibile, visto che l’unità è già stata trovata per esempio, sulla piattaforma sulla sanità dove i tre sindacati hanno chiesto, insieme, che le regioni sottoscrivano un contratto per la sanità, che non prevede nessuna stabilizzazione ma che vengano almeno prorogati i contratti di lavoro precari in corso.

Contro il decreto del Governo si schierano anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl che chiedono una moratoria sui licenziamenti per preservare l’occupazione di lavoratori definiti precari ma che in realtà in molti casi operano, con competenza, da anni nel pubblico. “Almeno per il 2009 – ha spiegato Angeletti – chiederò di sospendere la rescissione dei contratti e i licenziamenti collettivi in modo che nessuno sia licenziato e che i contratti in scadenza come quelli a termine siano rinnovati. Di fronte alle eventuali obiezioni delle imprese – ha aggiunto il sindacalista – chiederò che lo stato metta il denaro per mantenere i lavoratori anche con il part-time. Dobbiamo mantenere l’unico patrimonio che abbiamo, cioè i lavoratori, sperando che la crisi duri poco e già nel 2010 si possa ripartire”.

La soluzione per i precari, trovata con il precedente governo Prodi, era un’altra. Si era arrivati all’accordo che, dopo tre anni nella P.a, i precari potevano accedere ai concorsi per la stabilizzazione. Il governo Berlusconi, a luglio, ha presentato in Finanziaria la nuova proposta invertita: dopo tre anni di precariato, si va fuori. Il disegno di legge in Parlamento ha creato baruffa e quindi è stato rinviato il termine dell’entrata in vigore dal 1° gennaio al 1° luglio. E adesso questo decreto legge che annullerebbe le norme presenti nel provvedimento in materia di lavoro in discussione al Senato.
Con effetti devastati e non solo per i diretti interessati. I licenziamenti, oltre al danno procurato ai lavoratori, incideranno anche sui servizi fondamentali offerti ai cittadini, visto che l`80% dei precari lavora presso i servizi degli enti locali e della sanità. Solo nella Croce Rossa ci sono 2.000 persone che saranno mandate a casa. Lavoratori che garantiscono l’assistenza domiciliare gratuita ai malati che ogni giorno si sottopongono a dialisi, prelevandoli a casa, portandoli al centro di assistenza e riportandoli poi al domicilio. La maggior parte dei precari che perderebbero il posto vive nel Centro-Nord, perché in quei territori sono più diffusi i servizi offerti dagli enti locali e quindi ci sono più precari.

“Il governo è attento ai risvolti occupazionali determinati dalla crisi e i provvedimenti approvati mirano ad alleviarla” afferma il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli secondo cui “l’esecutivo sta cercando di investire sul rilancio delle infrastrutture, l’aiuto alle banche e alle imprese. Se non lo facessimo – ha detto – la manovra si ridurrebbe a mero assistenzialismo. Investendo, invece, possiamo aiutare la ripresa: in questo senso i provvedimenti presi dal governo e quelli che saranno approvati nei prossimi giorni ci fanno guardare avanti con più ottimismo”.

Ma di fronte alle proteste, il ministro Renato Brunetta sembra poter fare una rapida marcia indietro: “All’ordine del giorno non c’è alcun decreto sulla Pubblica amministrazione” assicura intervenendo a margine di una conferenza stampa. Da lunedì partirà un monitoraggio per conoscere la reale situazione e il numero dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione.
“I tempi dell’iter parlamentare del dl 1167 in discussione al Senato si sono allungati”, spiega il ministro: “Oggi ho preso la decisione, per non essere messo nel ‘tritacarne’, di avviare un monitoraggio in via amministrativa a tutti i presidenti degli enti pubblici e ai sindaci, e quanti altri, con una griglia informativa in cui chiederò esattamente la pianta organica, quanti sono gli occupati, quanti sono i lavoratori atipici, i vincitori di concorso ecc”.

E nell’arco di una settimana, dieci giorni il ministro crede di poter predisporre una normativa per la regolarizzazione di chi ha i requisiti e quindi di chi ha diritto alla stabilizzazione come viene previsto dal ddl 1167. Il monitoraggio, stima Brunetta si potrà concludere nell’arco di un mese, il ministro conta di avere entro i primi giorni di aprile tutti i dati poi “ci sarà tutto il tempo per avviare i percorsi di regolarizzazione attraverso concorsi senza nulla togliere alla categoria degli atipici -ha spiegato- non è detto che debbano essere tutti piticizzati”.

Entro un mese si sapranno quindi il numero degli atipici nella pubblica amministrazione, verranno stabilite tipologie e categorie e sulla base di queste “percorsi di regolarizzazione per i meritevoli”, ha precisato Brunetta.
Il ministro si è augurato inoltre entro aprile o al massimo entro maggio il ddl 1167 venga approvato a quel punto “noi saremo già pronti per stabilire i concorsi ma -ha assicurato Brunetta – non ho alcun problema a prorogare i contratti per chi ha i requisiti fino alla indizione dei concorsi entro quest’anno”.

Monica Maro

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