Istat conferma: Italia cenerentola nella spesa per la scuola

L’Istat conferma (semmai ce ne fosse bisogno) che gli allarmi, lanciati da Tremonti e Gelmini, di un spesa per la scuola “fuori controllo”, erano solo il pretesto per attaccare la scuola pubblica .

Da Repubblica

Italia agli ultimi posti in Europa per spesa relativa all’Istruzione. Il dato è stato pubblicato due giorni fa dell’Istat nell’annuale resoconto sulle “Spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche italiane per funzione”. Solo in Germania e Grecia la spesa per l’istruzione è percentualmente più bassa rispetto all’Italia, tutti gli altri paesi dell’Ue a 15 stati spendono di più. Il dato è del 2007 e non tiene conto della manovra del governo Berlusconi che taglia impietosamente su scuola e università. Ma è sufficiente a spiegare che dal 2000 ad oggi la spesa per la scuola pubblica è in calo.

In Italia, oltre due terzi della spesa complessiva è assorbita da Sanità, Protezione sociale e Servizi generali. Quest’ultima è la spesa più consistente in assoluto: oltre 135 miliardi (il 19,4 per cento della spesa totale) di euro nel 2007 per, tra le tantissime attività remunerate, il supporto ad organismi esecutivi e legislativi e “la formulazione, il coordinamento e il monitoraggio di programmi di sviluppo economici e sociali globali”.

E la scuola? Tutte le spese sostenute dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali per l’Istruzione ammontano a più di 71 miliardi. Una cifra che potrebbe sembrare enorme ma così non è. Per la Sanità si spendono 105 miliardi (il 13,6 per cento della spesa complessiva), per la protezione sociale (pensioni di invalidità, assistenza ai disabili, assegni di malattia e pensioni di vecchiaia, solo per citare alcune voci) 281 miliardi (il 37,3 per cento) mentre 12 miliardi vengono destinati ad “attività ricreative, culturali e di culto”. Oggi, la spesa per l’istruzione assorbe il 9,6 per cento della spesa complessiva. Nel 2000 sfiorava il 10 per cento. Se si rapporta la spesa alla ricchezza prodotta (il Pil) siamo al 4,7 per cento, una percentuale sostanzialmente analoga a quella di nove anni fa.

E in Europa? Le cose vanno diversamente. I 15 paesi dell’Ue dirottano sull’Istruzione in media il 10,5 per cento della spesa complessiva: una cifra di gran lunga più vicina a quella sostenuta per Sanità (13,3) e per Servizi generali (14,9). E questi dati, per l’Italia, sembrano destinati a peggiorare. La manovra finanziaria dell’esecutivo taglierà nel prossimo triennio quasi 8 miliardi alla scuola (quasi tutti sul personale) e oltre uno e mezzo sull’università.
(25 febbraio 2009)

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