Il merito dei docenti e i tagli alla scuola

Da La Vita Scolastica n. 7 del 2008

fermo_alla_metroSui pesantissimi tagli del personale scolastico è giusto che ognuno dica la sua. A partire dai sindacati che, comprensibilmente, vi si oppongono. Ma per questi ultimi va detto che la patologica situazione finanziaria nella quale versa la nostra scuola (in cui il 97% del bilancio è interamente destinato agli stipendi senza uno straccio di carriera, se non quella anagrafica) non li vede certamente esenti da responsabilità.
Ora il Ministro fa i tagli dicendo, tra l’altro, che solo cosi sarà possibile pagare meglio i docenti più bravi. Fermiamoci a ragionare cercando di porci dalla parte delle scuole. Perché, che lo si dica o no, ridurre il personale vuol dire operare una selezione. La più drastica delle selezioni: “tu sì e tu no”. Ma in questo modo quello che succederà sarà la più antimeritocratica delle selezioni. Vediamo perché.
Supponiamo che una scuola abbia attualmente cinquanta docenti in servizio. Alcuni migliori, altri peggiori; alcuni più impegnati, altri meno; alcuni più vecchi e altri più giovani.
I docenti “anziani” dovrebbero essere più esperti, ma spesso sono anche più stanchi, meno propensi al cambiamento.
Quelli più giovani sono forse meno sicuri e disinvolti, ma sono quelli che hanno più voglia di imparare. Molti di loro costituiscono la prima leva dei docenti laureati in Scienze della Formazione Primaria. Hanno fatto il tirocinio nelle scuole mentre stavano all’università. Hanno conquistato il loro lavoro studiando quattro-cinque anni di più dei loro colleghi diplomati nel vecchio istituto magistrale. Molti di loro hanno il titolo per insegnare l’inglese. Vediamo come si ripercuoterebbero i tagli in questa ipotetica scuola di cinquanta insegnanti: almeno cinque o sei se ne dovrebbero andare. Forse non sarebbero licenziati e non andrebbero nemmeno a fare le guide turistiche, come si diceva qualche tempo fa, ma dovrebbero comunque lasciare la loro scuola. Ma vale anche il contrario: la loro scuola dovrebbe mandarli via. Ma chi sarebbero questi cinque-sei docenti? È questo il punto dolente. Il criterio con cui verranno individuati i docenti che se ne devono andare è fin troppo noto. Si chiama “graduatoria interna” ed è compilata con i parametri che tutti conosciamo: una parte modesta del punteggio viene attribuita ai titoli  di studio di ogni docente, al fatto di aver vinto un concorso e a situazioni personali quali il numero dei figli. Ma la parte più consistente del punteggio dipende dall’anzianità di servizio.
E il merito? Zero. Il taglio operer come una mannaia anagrafica: re stano i più vecchi, vanno via i più giovani (di servizio, s’intende). Così le scuole perderanno la maggior parte dei loro docenti più giovani e dovrebbero, in teoria, retribuire di più i docenti migliori e di meno gli altri.
Ma nel frattempo, forse, alcuni dei docenti più promettenti se ne saranno già andati.

di Paolo Mazzoli

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