Addio graduatorie, docenti scelti dalle fondazioni

Da Il Manifesto del 24 febbraio 2009

uomini_di_sabbiaGraduatorie messe in soffitta, così come i concorsi pubblici e la Ssis. Il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini sta sferrando, con un ddl sul regolamento per la formazione e il reclutamento dei docenti, il colpo finale al sistema formativo: la logica aziendalistica dell’equilibrio di mercato tra domanda e offerta degli insegnanti deve sostituire, secondo lei, il vecchio modello. Per porre fine al precariato e snellire la burocrazia.

Il disegno di legge, ora sotto l’osservazione del Cun (Consiglio universitario nazionale), è ancora una bozza ma già si intravedono le linee guida caratterizzanti. Chiusa per sempre la Ssis (il prossimo 30 aprile usciranno quelli dell’ultimo ciclo, i quali andranno a rinvigorire il già ricco numero di precari) per diventare docenti si dovrà seguire un articolato percorso, differenziato in tre corsi, a seconda dell’insegnamento.
Le possibili scelte sono tre: scuola d’infanzia e primaria, quella secondaria di primo e secondo grado e, infine, per le discipline artistiche musicali e coreutiche della scuola secondaria. Se per accedere alla Ssis era indispensabile una laurea tradizionale (5 anni), adesso è sufficiente quella triennale di primo livello con questi nuovi corsi, sostitutivi della specialistica, che sono a numero programmato con prova di accesso svolta contestualmente a livello nazionale. E si concludono con esame finale abilitante. Ma la vera novità è rappresentata dal tirocinio, di durata di un anno, differenziato relativamente al grado scolastico di riferimento.
«Sembra che il governo continui a smantellare l’istruzione pubblica», dichiara Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil che comunque prima di dare giudizi definitivi sul nuovo ddl aspetta di vedere la proposta finale: «In questa fase transitoria meglio esser cauti». Di certo, il nuovo provvedimento di Gelmini continua con la privatizzazione del sistema scolastico. Con la scomparsa delle graduatorie gli aspiranti docenti, finiti i corsi biennali e superato l’esame di abilitazione, si iscriveranno in un registro regionale in cui le fondazioni private “attingeranno” per completare il personale dell’istituto. Quindi non sarà più lo Stato a garantire la chiamata, ma saranno le nuove scuole-azienda (con tanto di consigli d’amministrazione) a scegliere il candidato da assumere. In questo modo si privilegiano i meritevoli, spiega Gelmini. Ma quali? Forse coloro che concordano, come previsto nel ddl Aprea, il 30% del proprio programma scolastico direttamente col ministero dell’Istruzione.
Intanto i precari della scuola aumentano. L’anno prossimo ci saranno 56mila unità in meno: 15 mila dipendenti Ata e 41mila insegnanti. Unico vantaggio per i neo-docenti è dato dal fenomeno dei pensionamenti. Al momento già 30mila. Professori e maestri che scappano dagli istituti, preoccupati dai tagli di Gelmini e dallo spauracchio venga elevata (come chiesto dal ministro Brunetta) l’età pensionabile delle donne.

di Giacomo Russo Spena

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