Atenei, l’Onda di Napolitano: “Ricerca per lo sviluppo, no a tagli indiscriminati”

Da Panorama.it

Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”.
Eccolo, il nuovo richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che stavolta invoca più risorse pubbliche per gli atenei italiani. Un intervento che pare così avallare (solo nei contenuti) le proteste che gli studenti universitari dell’Onda inscenarono, tra ottobre e novembre scorsi, in varie città d’Italia contro la riforma del minsitro Gelmini.
Dall’università di Perugia, dove partecipa alla cerimonia per il VII centenario della fondazione dell’ateneo, Napolitano si augura che “siano maturi i tempi per un riesame e un ripensamento di decisioni di bilancio ancorate a una logica di tagli indiscriminati”.
Bisogna “guardare con coraggio a quel che oggi è in Italia il mondo della ricerca, e quello che all’estero, nel mondo, ci si aspetta da noi”. Infatti, ha aggiunto Napolitano, “La ricerca e la formazione sono la leva fondamentale per la crescita dell’economia. Questa è una verità difficilmente contestabile, e apparentemente non contestata nel nostro Paese”. Parola chiave, che Napolitano sottolinea leggermente con il tono della voce, è “apparentemente”. E questo è “un tema cruciale”, data la “situazione del Paese che è di straordinaria difficoltà per via della crisi economica e finanziaria e dei pesi che l’Italia si porta” da molto tempo.

Tra questi “l’ingente debito pubblico”. “Ma proprio per questo, a maggior ragione tutte le forze responsabili del Paese devono salvaguardare il nostro capitale umano, evitando la dispersione di talenti e dei risultati” del nostro sistema scolastico e universitario. Questi troppo spesso “non sono tradotti in occasioni di lavoro e di sviluppo”.
La leva di tutto deve essere una accurata politica che sappia tenersi saggiamente in equilibrio tra il rigore della spesa e la necessità dell’investimento lungimirante. Per questo il Capo dello Stato si augura che non ci si ispiri solamente ai tagli quando si parla di università. Vorrebbe dire che si è sbilanciati.
Napolitano rivendica il diritto di fare dei richiami pubblici rispetto alla “situazione difficile” determinata dalla grave crisi economica e finanziaria. “Fa parte” dice “delle mie responsabilità dettate dalla Costituzione e richieste da una situazione di straordinaria difficoltà del Paese per una crisi che ha investito la finanza e l’economia mondiale e che in Italia sconta il retaggio, per molti aspetti, di vicende pluridecennali”.
Dopo aver ascoltato con grande attenzione la relazione del rettore dell’Università perugina, il quale ha sottolineato i livelli di eccellenza ancora presenti negli atenei italiani nonostante il costo terribile – in termini anche monetari: “Costa all’erario statale ogni anno 1 miliardo e mezzo di euro” – della fuga dei cervelli all’estero, Napolitano ha colto queste osservazioni per una riflessione sull’Università, la crisi economica e i problemi del bilancio statale. Il Capo dello Stato è partito ricordando come siano state le Università, nel Medioevo, a costituire il momento iniziale della nascita dell’Europa. E allora bisogna “coltivare il senso delle nostre radici”.

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