Le 27 e le 30 ore sono esche per far cascare i genitori nella trappola delle 24

Da Retescuole

gatto_pasticcioneSia nel Regolamento sulla scuola dell’infanzia e del primo ciclo che nella circolare n. 4/09 sulle iscrizioni, a proposito di scuola primaria oltre alle 24 e 40 ore settimanali si citano, sia per le future prime che per le classi successive, le 27 e le 30 ore.

Per le 27 e le 30 ore i riferimenti legislativi sono rispettivamente il comma 1 e il comma 2 dell’art. 7 del decreto legislativo n. 59/04. Le 30 ore sono la somma delle 27 previste dal comma 1 e delle 3 opzionali facoltative previste dal comma 2. Il comma 3 del medesimo articolo prevede che sia le 27 che le 30 non comprendono ore dedicate alla mensa. Per quanto riguarda la mensa bisogna leggere il comma 4 che prevede fino a un “massimo” di 330 ore annue dedicate alla mensa, che in altri termini vuol dire fino a un “massimo” di 10 ore settimanali.

Il comma 4 dell’articolo in questione è quello che ha permesso per 4 anni, a partire dall’a.s. 2004/2005 fino all’a.s. 2007/2008, di accumulare perlomeno 40 ore, sommando le 27 di base, le 3 opzionali facoltative e le 10 di mensa.

Con l’approvazione della legge n.176/07 le 40 ore per esistere non hanno più bisogno dell’art. 7 del decreto legislativo n. 59/04, perché il riferimento legislativo è tornato ad essere l’art. 130 del Testo unico, abrogato dal decreto legislativo stesso, ma ripristinato appunto dalla legge. Se il problema per le 40 ore potrebbe sembrare in questo modo risolto, non lo è sicuramente per le 27 o 30 ore.

Le 30 ore o le 27 su 5 giorni hanno necessità della mensa, e parlare di tali modelli senza nessun riferimento al comma 4 dell’art.7 del decreto legislativo n.59/04, così come si legge sia nel Regolamento che nella circolare sulle iscrizioni, vuol dire proporre qualcosa di assolutamente impraticabile.

Il modello a 30 ore senza mensa, anche su 6 giorni, è folle, la media sarebbe di 5- 6 ore di seguito al giorno. Esistono scuole che hanno adottato un modello a 30 ore con l’aggiunta di un numero di ore di mensa inferiore a 10, cioè una sorta di modello a 40 ore “sbagliato”. Una scelta di questo tipo è stata dettata esclusivamente dall’impossibilità di garantire da parte degli enti locali la mensa per 5 giorni o dalla volontà di ridurre parzialmente il costo della mensa per i genitori riducendo il numero di pasti settimanali. In ogni caso 30 ore senza mensa o senza la garanzia della mensa per almeno 3- 4 giorni alla settimana non stanno in piedi.

Le ore di mensa sono necessarie per la distribuzione delle 27 ore su 5 giorni. Se la distribuzione è su 6 giorni non ci sono problemi, molte scuole che non sono dotate di strutture che possano garantire la mensa, adottano il modello a 27 ore, con una media di 4,5 ore al giorno, cioè un orario 8.30 – 13.00 sabato compreso.

A Milano e nei grossi centri metropolitani il modulo è sempre stato organizzato con 33 ore settimanali su 5 giorni, 27 ore più 6 ore di mensa, cioè 3 rientri settimanali. Per 2 classi sono necessarie 66 ore, cioè 3 insegnanti, 1,5 in media per classe. Negli ultimi anni i tagli all’organico a volte hanno reso necessaria la riduzione da 3 a 2 rientri, riducendo però a 2 le ore di mensa settimanali. Il modello così modificato non è dei migliori perché nelle 2 giornate “lunghe” su 8 ore trascorse a scuola dai bambini solo 1 è dedicata alla mensa.

Nella circolare sulle iscrizioni dello scorso anno era richiamata la possibilità di un eventuale tempo mensa da aggiungere alle 27 o 30 ore, quest’anno nella circolare non si legge niente di tutto questo. Sarà un caso? Dubito.

Il ministro Gelmini vuole sostanzialmente ridurre la scelta per i genitori tra le 24 e le 40 ore, con la possibilità delle 27 ore però solo su 6 giorni. La scelta delle 40 ore è vincolata sia all’organico che alle strutture, quindi in poche parole il ministro vuole orientare la scelta dei genitori verso le 24 ore, rendendo impraticabili le altre possibilità.

Il più volte citato comma 4 dell’art. 7 del decreto legislativo n. 59/04 che io sappia non è stato abrogato e non rientra neppure tra le abrogazioni esplicite previste dal Regolamento. L’articolo 7 del Regolamento sulle abrogazioni a scanso di equivoci si conclude però con la solita frase “E’ altresì abrogata ogni altra disposizione comunque incompatibile con quelle del presente regolamento.”, non è escluso quindi che in questo modo il comma 4 dell’art. 7 del decreto legislativo n. 59/04 risulti indirettamente abrogato.

L’altra possibilità è che la mensa possa essere prevista, ma solo se a carico esclusivo degli enti locali sia per quanto riguarda l’organizzazione che per quanto riguarda la sorveglianza dei bambini: non più insegnanti nelle ore di mensa, ma personale messo a disposizione dai comuni e retribuito a spese dei comuni stessi oppure addirittura dei genitori.

La Moratti nel 2003 nello schema di decreto legislativo, che sarebbe poi diventato una volta approvato il decreto legislativo n.59/04, prevedeva qualcosa del genere, ma l’Anci all’epoca respinse l’attacco dichiarando nel suo parere sullo schema di decreto che “L’Anci respinge infine, anche in via di principio, l’idea che si possa tornare nell’orario scolastico a forme di assistenza superate nel passato con l’istituzione di tempo pieno e/o modulare che riducevano a pura vigilanza l’intervallo del pranzo dei ragazzi.”.

Il 28 gennaio si riunirà la Conferenza Unificata per esprimere il suo parere sia sul Regolamento relativo alla riorganizzazione della rete scolastica che su quello relativo alla scuola dell’infanzia e alle scuole del primo ciclo. Mi auguro che Regioni, Province e Comuni non trascurino il problema della mensa, concentrandosi esclusivamente sull’altrettanto e indubbiamente importante problema della chiusura dei plessi scolastici.

Tocca ai genitori evitare di cascare nella trappola e chiedere direttamente ai dirigenti delle scuole e degli uffici periferici del ministero garanzie. In questo momento le Segreterie della Buona Scuola sono sicuramente un utile strumento per far sentire la propria voce.

di Mario Piemontese

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