Rinviate le date per assumere e per dare valore al merito

Da ItaliaOggi del 27 gennaio 2009

scontrinoQuel che fece la Moratti, la Gelmini disfece. Il decreto legge Milleproroghe, in discussione al senato, potrebbe compromettere il regolare inizio delle lezioni del prossimo anno scolastico con tutti gli insegnanti al loro posto. L’art. 36 del decreto legge 207 del 30 dicembre 2008 del governo Berlusconi-Gelmini, infatti, ed anche se solo con riferimento alle nomine del prossimo anno scolastico, sposta dal 31 luglio al 31 agosto 2009 la data entro la quale il personale della scuola da assumere dovrà essere individuato dagli uffici scolastici provinciali (Usp ex CsA). Dopo il 1° settembre ci dovranno pensare i dirigenti scolastici.

Com’è noto, il duo Berlusconi-Moratti aveva invece stabilito che i Csa potessero assumere il personale solo fino al 31 luglio e che se non avessero completato le nomine a tempo determinato entro questa data avrebbero dovuto passare il testimone ai dirigenti scolastici (art. 4 del d.l. n. 255/2001). Per le nomine a tempo indeterminato adottate dopo il 31 luglio, era previsto il differimento dell’assunzione in servizio all’anno scolastico successivo. Ora si rischia un ritorno al passato, quando le nomine definitive non arrivavano mai in tempo per l’inizio delle lezioni. Anche perché i Csa, sempre più sguarniti di personale e di risorse, si sono disabituati alle operazioni di assunzione dei supplenti annuali, lasciate ormai ai dirigenti scolastici attrezzati in reti. Un altro rinvio del Milleproroghe (art. 37) riguarda l’avvio della riforma dei licei fatta approvare dal ministro Moratti al 2010/2011. Ma non solo. Un emendamento del relatore in I commissione, Lucio Malan, rivede il sistema dell’accesso alle facoltà a numero chiuso voluto dall’ex ministro della pubblica istruzione, Beppe Fioroni, che comunque è rinviato al prossimo anno: il punteggio complessivo ai test scende da 105 a 100, e da 25 a 10 il peso per il merito scolastico. Ma sarà riconosciuto anche agli studenti delle private non paritarie. Che Fioroni aveva escluso.

di Mario D’Adamo

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