Insegnanti a costo zero per le scuole parificate

Da Unimagazine.it

senzaporta

Nel meridione, chi vuole intraprendere la carriera da insegnante, pur di ottenere punteggio e salire nella graduatoria provinciale, lavora gratis nelle scuole parificate

A quante sognavano di diventare “maestrine dalla penna rossa” e, invece, si trovano adesso a fare tutt’altro, meglio così. Hanno, infatti, evitato di affrontare una lunga carriera – fatta di lavoro senza stipendio- per ottenere il posto fisso nella scuola pubblica. Una situazione, purtroppo, presente in tutta Italia ma che, specialmente al Sud, è catastrofica. Per poter entrare di ruolo devono passare attraverso una graduatoria infinita. E la maggior parte di loro cerca, in diversi modi, di accumulare punteggio per salire in vetta alla lista.
Gli insegnanti per acquisire punteggio devono ottenere una supplenza di almeno 15 giorni ma, in regioni come Calabria, Campania o Sicilia, è veramente difficilissimo, soprattutto per chi è alle prime armi ed è, quindi, troppo in basso nella graduatoria per ricevere una chiamata di lavoro. La loro unica possibilità è riuscire a raccogliere punteggio e salire così pian piano l’elenco della provincia.

Ed ecco che, qui entrano, in gioco le scuole paritarie che non devono scegliere i loro insegnanti da una lista ma hanno solo un direttore o una direttrice che decide autonomamente chi vuole dentro le proprie aule. Comincia la gara, tra gli aspiranti professori, per chi lavora di più e guadagna di meno. Esiste, infatti, ormai da anni, una regola tacita imposta dai dirigenti di tante scuole private ai docenti freschi di abilitazione che entrano nel mondo della scuola attraverso il canale degli istituti privati. Le scuole paritarie assumono, con un regolare contratto, i giovani insegnanti permettendo loro di accumulare punteggio, scalare le graduatorie provinciali d’insegnamento e ottenere finalmente la cattedra nella scuola pubblica. I docenti, in cambio, accettano di lavorare gratuitamente o per poche centinaia di euro nelle scuole private.

Spesso, però, molti laureati dopo aver fatto esperienze simili al Sud decidono di giocarsi la carta del nord, presentando domanda per regioni come Veneto, Lombardia o Trentino Alto Adige dove le graduatorie sono più accessibili. La cosa peggiore è che, secondo i dati Istat del 2006, oltre il 20 per cento delle scuole italiane sono private e, dei 9 milioni studenti italiani, almeno uno su dieci frequenta un istituto privato.
Inoltre, con la legge del 2000, le scuole paritarie sono state equiparate in tutto e per tutto alle scuole pubbliche e ricevono sussidi e finanziamenti dallo Stato (la legge di bilancio 2008 ha stanziato oltre 530 milioni di euro a favore delle scuole private per l’anno 2008/2009). A differenza, però, degli istituti pubblici, le scuole paritarie non assumono gli insegnanti prendendo in considerazione le graduatorie nazionali e provinciali, ma contrattando compenso e condizioni lavorative con il docente stesso. L’unico obbligo che le scuole paritarie hanno è quello di assumere insegnanti che hanno superato il concorso di abilitazione all’insegnamento.

Con la riforma del maestro unico presentata dal ministro Gelmini, poi, le cose andranno sempre peggio: il decreto provocherà meno posti di lavoro nelle scuole pubbliche e la “famosa” graduatoria diventerà ancora più lunga. Sicuramente tutto ciò sarà gradito dalle scuole private che avendo il coltello dalla parte del manico potranno abbassare ancora di più le condizioni di salario dei loro docenti.

Abbiamo cercato testimonianze di giovani professori che hanno accettato o che tutt’ora accettano la condizione “offerta” dalle scuole paritarie. Ma se ne abbiamo trovati moltissimi in queste condizioni, in pochi se la sono sentita di parlare. M. ha 30 anni e vive in Campania. E’ una delle tante professoresse che lavorano nelle scuole private. “Il mio sogno, fin da piccola- racconta- è sempre stato quello di insegnare. Dopo essermi laureata e conseguito l’abilitazione, ho iniziato a fare doposcuola a casa mia aspettando di salire in graduatoria ed ottenere così punteggio. Ma, in due anni, non è mai arrivata una supplenza. Sapevo di molti miei colleghi che pur di ottenere 2-3 punti si facevano spremere dalle avide scuole private ma io non volevo accettare questo compromesso. Dopo quasi 3 anni di inattività, mi sono resa conto che dalla lista stavo scendendo ed, allora, ho capito cosa dovevo fare. Una mia collega mi ha presentato ad una di queste scuole paritarie, il direttore è stato gentilissimo ad offrirmi ore di lavoro a salario zero. Questo è il secondo anno che insegno in questa scuola e se devo essere sincera la passione per l’insegnamento sta svanendo. A settimana guadagno 15 euro per un totale di 20 ore, non sono sufficienti neanche per pagarmi la benzina”.

Stefania, 32 anni, ha invece deciso di andarsene dalla sua regione, la Sicilia, perché preferisce fare qualche anno di sacrificio al nord e accumulare punteggio senza accettare ricatti. ” La mia decisione non è stata semplice, ho lasciato la mia terra per lavorare– spiega- Il primo anno dopo l’abilitazione è stato tremendo: la graduatoria era infinita ed io ero praticamente alla fine, neanche in tutta la mia vita sarei mai riuscita a salire in cima ai nomi. Sentivo molti miei colleghi che per ottenere qualche punto insegnavano gratis nelle scuole private ma anche entrare lì non era semplice, dovevi avere una raccomandazione qualcuno che ti presentava. Io non conoscevo nessuno e forse è stata la mia fortuna. Ho fatto domanda al nord e, nel giro di poco tempo, è arrivata la prima supplenza in Piemonte, erano solo 14 giorni ma hanno dato una boccata d’aria alla mia situazione. Appena sono scesa in Sicilia, dopo neanche una settimana ho ricevuto la telefonata per una supplenza nel Veneto e poi in Trentino Alto Adige. Oggi ho una supplenza annuale a Venezia. Lavoro, guadagno e sono appagata. Perché nonostante la passione che si può avere per questo lavoro, l’assegno a fine mese è una piccola soddisfazione da non trascurare. Inoltre, nel giro di due anni, ho accumulato punti importanti per la provincia della mia regione di nascita”.

V. 35 anni insegna, pure lei, al nord ma per alcuni anni ha lavorato in una scuola paritaria del suo paese per soli 50 euro al mese. ” Per due anni ho accettato di lavorare in una delle tante scuole privare della mia città. Lavoravo tutte le mattine per 4 ore e alle volte anche di più, al mese ricevevo soltanto 50 euro. Non potevo denunciarli perché avevo firmato un contratto in cui si dichiarava che percepivo in busta paga 1.100 euro. Inoltre non potevo neanche protestare perché dietro di me c’era la fila di neo-laureati con abilitazione che cercava in tutti i modi di entrare nella scuola dove insegnavo. In fin dei conti mi dovevo reputare fortunata perché almeno stavo ottenendo punti per salire nella tanto odiata lista”.

Laura Patanè

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3 Risposte

  1. gestisco una scuola dell’infanzia paritaria dal 1997
    sono siciliana e controcorrente il mio personale percepisce oltre il punteggio la busta paga regolarmente. se ogni insegnante si rifiutasse di lavorare in questo stato sicuramente la scuola privata in italia ma particolarmente al sud conquisterebbe il suo spazio per la qualità e la professionalità

  2. gestisco una scuola dell’infanzia in toscana e sentire parlare delle paritarie in questo modo e’ indignoso probabilmente non conoscete lontanamente la scuola privata lo stato non potrebbe mai assicurare tutti questi posti nelle scuole pubbliche quindi la privata e’ fondamentale per le famiglie che non riescono ad avere un posto alla pubblica ,lo stato contribuisce con dei piccoli contributi aiutandoci nelle nostre fattive spese di mantenimento del personale , della struttura,laboratori ecc….. ma vi assicuro che la scuola privata e’ in crisi come la pubblica e se poi voi giudicate la privata/parificata per la cattiva gestione che il sud adotta allora andiamo a guardare il sud che sistemi adotta a gestire tutto il resto non solo la scuola quindi i primi che devono tacere sono proprio le persone che accettano quei tipi di rapporti di lavoro perche’ sono loro stessi i primi che pur di arrivare a salire in graduatoria sarebbero disposti a tutto ,ma nella vita ci sono altri milioni di lavori non possiamo tutti essere polizziotti o insegnanti basta prendere una valigia come fece mio nonno e partire a cercarsi un lavoro e’ troppo facile mettersi al computer e giudicare il sistema scuola la Gelmini sta cercando di fare del suo meglio, ma purtroppo la crisi e’ mondiale non sara’ lei da sola a poter risolvere tutti i nostri problemi ,ma i primi a cambiare devono erssere proprio i cittadini del sud devono fare tutto nelle regole e se scendono a compromessi non devono incolpare la scuola paritaria.

  3. d ‘accordo accettano un pesante compromesso ma cosa succede a noi del nord che non possiamo aggiornare la nostra posizione se non con un concorso che non uscirà mai?

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