Il dimensionamento banco di prova del federalismo scolastico (e non solo)

PREMESSA
Non è mia abitudine commentare gli articoli selezionati per la pubblicazione su questo blog, ma vorrei mostrare come con le parole giuste si possa giustificare:

  • l’opposizione alla “riforma” Gelmini da parte delle regioni governate dal centro-destra;
  • la confusione di attribuzione dei poteri tra Stato-Regioni-Enti locali (che in molti campi effettivamente esiste) e di conseguenza il totale disprezzo e stravolgimento dell’iter istituzionale;
  • i tagli operati dal Governo senza alcuna cognizione didattica, educativa ed organizzativa della scuola.

Da TuttoScuolaFOCUS

emergenza_educativaRegioni a guida del centro-destra e Regioni governate dal centro-sinistra convergono nella critica ai piani di dimensionamento delle scuole messi a punto dal governo centrale. E lo fanno con argomenti abbastanza simili, che mettono il luce l’esistenza di un problema non tanto politico quanto istituzionale, di corretto e funzionale rapporto tra lo Stato e le Regioni.

L’assessore ai Beni Culturali, Ambientali e alla Pubblica Istruzione della Regione siciliana, Antonello Antinoro, partecipando a un convegno sindacale della UIL a Palermo ha detto che la Regione si è “immediatamente mobilitata contro il decreto Gelmini” e ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il decreto del ministro della Pubblica Istruzione. La motivazione è la seguente: “La norma mette a rischio, in Sicilia, posti di lavoro, non tenendo conto della territorialità geografica e dei problemi legati alla viabilità e penalizzando maggiormente, pertanto, le zone disagiate”.

L’assessore all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Toscana Gianfranco Simoncini ha a sua volta dichiarato che “sulla questione del dimensionamento le Regioni hanno unanimemente considerato non accoglibile la bozza di regolamento presentata dal governo perché ribadisce una serie di disposizioni che ledono la competenza delle Regioni”.

Diventa sempre più urgente la definizione di regole di sistema che, salvaguardando le prestazioni essenziali su tutto il territorio nazionale, affidino alle Regioni il governo territoriale dell’offerta formativa, le relative risorse economiche, e la piena responsabilità sul loro impiego. Non è pensabile che le Regioni decidano autonomamente su materie che comportano aumenti, o mancate riduzioni, dei costi, e che il conto finale venga poi presentato allo Stato.

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