Il Piano Aprea: ecco come continua la Riforma Gelmini

081009_scuola_vDa Polis-Blog.it

Se avete pensato che l’obbiettivo delle imponenti manifestazioni dello scorso 30 ottobre contro la cosiddetta “riforma Gelmini” fosse convincere il governo a ritirare le norme sul sistema scolastico approvate il giorno precedente, se non addirittura durante l’estate, vi siete sbagliati di grosso.

Per quanto riguarda infatti la scuola dell’obbligo e superiore (l’università fa caso a sé), almeno negli ambienti del sindacato, la battaglia riguardante le norme già approvate viene considerata ormai persa, e ci si sta anzi attivando allo scopo di capire come aggirare, al momento dell’applicazione, le nuove direttive. Il vero obbiettivo delle proteste della settimana appena trascorsa sarebbe in realtà un altro: bloccare l’arrivo di un ulteriore, ben più incisivo pacchetto di riforme, firmato Valentina Aprea.

Quello dell’Aprea è un nome che forse dirà poco al grande pubblico, sicuramente molto meno di quello – ormai cliccatissimo – di Mariastella Gelmini. Eppure esso è ben conosciuto, da anni, agli insiders della scuola: dirigente scolastica, parlamentare di Forza Italia dal 1994, l’Aprea si è sempre occupata di scuola, ricoprendo la carica di sottosegretario all’istruzione nel periodo 2001-2006, quando era ministro Letizia Moratti. Il suo nome era dato quasi per certo nel totoministri  dello scorso maggio per il dicastero dell’istruzione, ma alla fine la spuntò la Gelmini, rispetto a lei una completa outsider nel mondo della scuola.

La Aprea tuttavia non è rimasta con le mani in mano e, sfruttando la sua posizione di presidente della Commissione Cultura della Camera, ha presentato, con la proposta di legge 953, un pacchetto di riforme ben più incisivo sul sistema scolastico italiano di tutto quanto fatto vedere finora dal Governo Berlusconi. Vediamo i suoi punti principali.

Autonomia scolastica: i Consigli di Istituto, tradizionali organi di autogoverno degli istituti scolastici, che qualcuno da destra definisce un “papocchio postsessantottino, parlamentini scolastici che giocano alla finta democrazia”, verranno sostituiti da Consigli di Amministrazione. La differenza potrebbe anche essere puramente lessicale, se non fosse che la Aprea promette di conferire maggiori poteri a questo nuovo organo, portando a compimento il percorso ormai decennale verso la cosiddetta “Autonomia Scolastica”. Inoltre la composizione di questi nuovi CdA sarà imprevedibile, dal momento che ogni scuola potrà definirla autonomamente, e dotarsi di regolamenti propri. Secondo l’Aprea si tratta di creare una nuova governance, una gestione dal basso del sistema scolastico.

Premio del merito: è necessario distinguere gli insegnanti a seconda del loro valore nello svolgere la professione. Per raggiungere questo obbiettivo – in linea di principio condiviso da (quasi) tutti ma di difficile implementazione – la nuova legge prevede tre livelli della professione docente: iniziale, ordinario ed esperto. Sono previste a questo scopo valutazioni basate sull’ “efficacia dell’azione didattica”: un’operazione che sarà molto complessa da portare avanti, da un lato perchè intrinsecamente complessa, dall’altro perchè rischia di scontrarsi con un’ostilità ampiamente diffusa tra gli insegnanti, che accettano con difficoltà, abituati come sono a valutare gli studenti, di essere a loro volta valutati.

Possibilità di diventare fondazioni: anche le scuole dell’obbligo e le superiori potranno, come le università vittime del taglio dei fondi, costituirsi in fondazioni di diritto privato. Aprendo un credito verso tutti quei soggetti della società civile, imprese comprese, che intendono investire risorse nell’istruzione locale e liberandosi dalla “zavorra dello statalismo”, come si sostiene da destra. Oppure “vendendosi” al potere delle aziende e con il rischio di una ghettizzazione “all’americana”, come ritengono molti da sinistra. L’Aprea cita tra l’altro, tra gli esempi internazionali da imitare, proprio i paesi anglosassoni, ma anche la nordica Finlandia.

“I soldi seguono gli studenti”: tutte le risorse devolute dalle Regioni alle scuole saranno proporzionate al numero di studenti e al costo medio per alunno, con l’obbiettivo di premiare le realtà più di successo e penalizzare quelle fallimentari, in un’ottica di concorrenza tra scuole. Come esempi di best practices la promotrice della proposta di legge cita i modelli regionali di Lombardia, Veneto, Liguria e anche “per certi versi” quello della rossa Emilia-Romagna.

Contratti e rappresentanza sindacale: vengono aboliti i tradizionali organi di rappresentanza sindacale di istituto (Rsu) e il contratto degli insegnanti verrà distinto da quello delle altre figure professionali attive nella scuola, con la creazione di albi regionali della categoria docente.

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2 Risposte

  1. Ciao, scusa, ti prendo in prestito il santino della Beata Ignoranza..è troppo bello! Se però non vuoi, dimmelo che lo tolgo…
    Grazie e buon proseguimento,
    Alidada

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