Estote parati

ottimismoPerdonatemi la citazione evangelica, ma l’attuale governo Berlusconi ha sempre agito presentando i suoi interventi legislativi come delle cose legate al buon senso, quasi naturali, magari infarcendoli di buone parole e altrettanto buoni propositi, mentre sotto, alla chetichella, si attrezzava a fare quello che nessun altro, al suo posto, avrebbe mai fatto, o, quantomeno, avrebbe fatto in un altro modo.

Vengo al punto: credo sia lecito sentire puzza di bruciato quando, all’indomani di uno sciopero generale (sia pure proclamato “soltanto” da CGIL e COBAS), si pubblicizza a tamburo battente e soprattutto a gran voce una “riforma storica” (come la stessa Gelmini ha ammesso durante un’intervista). Se poi a questo si aggiunge che i soliti giornalisti faciloni hanno detto che è stata fatta ascoltando le richieste e le aspettative di sindacati e altre parti sociali, mi viene sempre più spontaneo pensare male.
Già, perchè leggendo bene gli articoli leggo che la CGIL e i COBAS nutrono delle riserve: non sono pienamente soddisfatti.
Ohibò! Perché mai dopo questo strepitoso successo qualcuno dovrebbe ancora scendere in piazza per difendere l’istruzione pubblica e – incidentalmente – qualche centinaia di migliaia di posti di lavoro?

Presto detto!
La legge 133 (quella dei ministri Tremonti e Brunetta) è ancora lì, col suo articolo 64, pronto ad abbattersi sulla scuola quando meno ce lo aspettiamo (io personalmente non so in quale periodo di vacanze succederà).
Inoltre, l’aggettivo “unico” nell’articolo 4 della legge 169 è tuttora presente e si riferisce al sostantivo “insegnante“. Ricordo, poi, che sempre questo interessante articolo esordisce con una parola “razionalizzazione“, che, di questi tempi, sappiamo tutti cosa vuol dire!
Il sospiro di sollievo non lo tirerei neanche quando si legge nel verbale dell’incontro tra sindacati e Governo che “si terrà conto delle specifiche richieste delle famiglie“. Non vorrei sbagliare ma una formuletta simile mi pare di averla letta in qualche altro atto di governo. Ah! Sì, era l’articolo 4 della legge Gelmini che diceva: “si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola“.
E perché, allora, il 30 ottobre siamo scesi in piazza? Il decreto (poi trasformatosi in legge il 29 ottobre) aveva già questa frase. Allora, perché abbiamo protestato?
Notate le date: il giorno prima dello sciopero di fine ottobre si converte il decreto-legge per scoraggiare i manifestanti. Il senso è: cosa manifestate a fare? Tanto abbiamo già deciso tutto!
Oggi, giovedì 11 dicembre, si fa circolare la notizia di un impegno del Governo verso le OO. SS. e per di più si spende un po’ d’inchiostro per il personale precario della scuola. Beh, è un tempismo perfetto!
Guarda caso ho già ricevuto notizia di alcune persone rincuorate da questa “vittoria” che domani entreranno a scuola per lavorare!
“Tanto il mio orticello è salvo!”, mi verrebbe da dire. E invece NO!

Mi sono preso la briga di leggere il verbale di questo ormai famoso e storico incontro col Governo. Alla scuola dell’infanzia è riservato il primo capoverso (la lettera “a”), mentre alla primaria sono dedicati il secondo e il terzo. Di primo acchito sembrerebbe preservata l’attuale organizzazione della scuola dell’infanzia, anche se c’è quel “prevederà soltanto come modello organizzativo residuale lo svolgimento delle attività didattiche nella fascia antimeridiana, sulla base della esplicita richiesta delle famiglie” che lascia spazio a qualche sforbiciata. Non si sa mai…
Per la scuola primaria è vero che il verbale afferma  che “nelle classi funzionanti a tempo pieno saranno assegnati due docenti per classe”, ma è altrettanto vero che si parla di “esigenza di riorganizzazione didattica“. Cosa vorrà dire questa sibillina espressione?
Dato che si è parlato di maestro prevalente (e non di maestro unico, come noi malpensanti avevamo fatto), di ore di compresenza che non avrebbero ragione di esistere e di ore di programmazione da trasformare in ore di lezione frontale, mi viene spontaneo pensare che si voglia applicare l’organizzazione dei moduli (tre insegnanti su due classi) sul tempo pieno.
Provo a spiegare: se un docente dovesse impiegare tutte e 24 le ore in lezioni frontali rimarrebbero 16 ore da coprire (il tempo pieno, infatti, prevede 40 ore di scuola). Dodici di queste sarebbero coperte da un altro docente (che dedicherebbe le altre 12 su un’altra classe). Rimarrebbero da coprire quattro ore: due sarebbero assegnate all’insegnante di religione e le altre due allo specialista di inglese (che poi, con i recenti regolamenti, tanto specialista non è… e chi è addentro al settore sa di cosa parlo). Morale: ci sarebbe comunque un taglio alla forza-lavoro della scuola, senza contare il danno che risulterebbe alla didattica.
Sappiamo  bene chi ne farà le spese…

Per questo, vi invito ad essere pronti! Estote parati!

Poi non dite che non vi avevo avvertito…

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