3 Giugno ore 21,30 al Gramsci-Keynes.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera degli insegnanti del Gramsci-Keynes, rivolta ai genitori, che lancia un grido di allarme per i tagli che si stanno abbattendo sulle scuole superiori.
Nel nostro istituto, l’ ISIS Gramsci-Keynes di Prato, convivono un corso commerciale, uno per geometri e uno di liceo scientifico. È un’offerta formativa che ha una storia ormai e un radicamento forte nella città, dimostrato anche dal numero delle iscrizioni di questi anni e dell’ultimo in particolare. La dirigenza dell’istituto ha, infatti, sulla base degli iscritti, previsto un quadro complessivo di 59 classi: 4 in più dell’anno precedente. Dovrebbe essere una bella notizia, qualcosa di cui andare orgogliosi.
Ma adesso veniamo a sapere dalle comunicazioni della presidenza, che l’ufficio scolastico provinciale ne assegna al nostro istituto solo 55, 4 in meno. Scompare una prima del liceo scientifico, una prima del corso geometri, due classi – una del triennio e una prima – del corso Erica: la sperimentazione linguistico-commerciale caratterizzata (in particolare) da tre lingue straniere, storia dell’arte, economia e diritto. Una sperimentazione che ha trovato nel corso di questi anni, per la versatilità della formazione che garantisce (preziosa proprio in momenti di crisi e di necessaria riconversione economica territoriale) l’appoggio e il sostegno dell’associazione industriale pratese.
Non ci sono iscrizioni, non c’è domanda da parte delle famiglie, c’è un altro istituto sul territorio che può svolgere efficacemente quel tipo formazione? No, niente di tutto questo. Nel corso Erica le iscrizioni per fare 5 prime ci sono tutte e sono effettive; nella provincia di Prato nessuna altra scuola offre un corso simile. Un corso che non è mai calato come numero di iscritti e dunque ha dimostrato ampiamente la sua funzione anche dal punto di vista degli sbocchi professionali.
Allora qual è la ragione di un intervento così drastico di riduzione dell’offerta formativa della scuola? Una riduzione che costringerà la presidenza dell’istituto ad accorpare due terze o due quinte nel commerciale – così violando o la norma sulla sicurezza o quella che tutela la formazione delle classi finali. Inutile interrogarsi tanto, la ragione è sempre la stessa: il taglio della spesa, il risparmio di finanziamenti, il licenziamento di insegnanti – prima di tutto precari: persone che lavorano ormai da molti anni nella scuola, spesso con le stesse classi, ma sempre prive di qualunque garanzia di continuità. Qualcuno si ostina a chiamare tutto questo razionalizzazione. Razionalizzazione, siamo sicuri? Accumulare ragazze e ragazzi in poche classi, cancellandole o unificandole, disperdendo la loro storia, significa produrre gruppi anche superiori a 30 alunni. Significa che le norme di sicurezza a tutela dei giovani e di tutti coloro che abitano le scuole saranno clamorosamente disattese – e quali conseguenze questo possa portare ormai dovrebbe essere molto chiaro in Italia. La didattica in classi così affollate non permetterebbe mai di seguire i problemi individuali di apprendimento e relazione degli allievi, problemi sempre crescenti nella nostra situazione di multietnicità e difficoltà diffusa di apprendimento. Sarebbe razionale tutto questo? Di fronte alle osservazioni della D.S. la risposta dell’ufficio scolastico provinciale è stata del tipo: spostate quella classe che non potete fare al commerciale al corso geometri, oppure mandateli via, altrove. Dunque famiglie, ragazze e ragazzi che si aspettano di vedere garantito il loro diritto allo studio e la loro libertà di scelta; che hanno, spesso dopo una riflessione tutt’altro che facile, immaginato il loro futuro con una formazione di un certo tipo, in una scuola che ha un suo volto e una tradizione, dovrebbero spostarsi in un altro istituto o in un corso del tutto diverso, che disegna un futuro professionale che non ha nulla a che vedere con l’altro… Questo sarebbe razionale? Possiamo immaginare con quale motivazione gli studenti affronterebbero quel percorso che non hanno scelto, con quale entusiasmo si avvicinerebbero al sapere. A chi può venire in mente un’idea del genere?
Può darsi che qualcuno dell’amministrazione pensi di fare bella figura grazie ai suoi numeri “razionalizzati” con chi, in alto, guarda solo a quelli. Ma noi guardiamo tutti i giorni in faccia i nostri studenti e le loro famiglie. Noi siamo la scuola per loro, e la scuola non fa per niente una bella figura. Chi si assume la responsabilità di tagliare l’istruzione, di ridurre il suo peso e la sua importanza nella vita dei giovani e nella società che si dice “della conoscenza”, si assume una responsabilità grave. È bene che lo faccia pubblicamente, perché noi, insegnanti del Gramsci-Keynes, quella responsabilità gliela lasciamo totalmente.
Per questo invitiamo i genitori e gli studenti dell’istituto a partecipare all’assemblea che si terrà presso l’Auditorium dell’istituto mercoledì 3 giugno alle ore 21.30
Difendere il nostro istituto è difendere tutta la scuola italiana. Avere cura e attenzione per la scuola è avere cura e attenzione per il destino delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. È avere a cuore il futuro del nostro paese.
Assemblea autoconvocata degli insegnanti del Gramsci-Keynes del 19.05.09
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Sono una docente di discilpline giridiche ed economiche di un istituto professionale di Siracusa.
Concordo sulla “irrazionalità” delle scelte del Ministro se riferite a criteri di logica riorganizzazione del sistema scolastico.Ma se anche tali scelte dovessero essere dettate da esigenze di “risparmio” della spesa pubblica ,perchè non iniziare dai docenti di religione e di ed. fisica?
Il nostro non è uno Stato confessionale ( i sacerdoti potrebbero prestare comunque gratuitamente il loro servizio nelle scuole con varie modalità)
E le strutture sportive presenti nel territorio italiano garantiscono il diritto dei giovani alla salute del corpo
Le scelte purtroppo del Ministro evidenziano solo l’obiettivo di distruggere la scuola pubblica ed in particolare i docenti di diritto
Ma non sarà impresa facile.Dal Sud un “caldo ” abbraccio a tutti voi
Cetty Zappulla