
«A pensar male si fa peccato, ma s’indovina quasi sempre!» diceva Andreotti.
E credo che abbia ragione da vendere!
Dalla fine di aprile spulciando i giornali locali ho trovato l’interessante notizia riguardante la chiusura della sezione distaccata di scuola primaria operativa nell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove operava soltanto una maestra.
Puntualmente abbiamo riportato la notizia, anche perché su internet era passata pressoché inosservata.
Subito il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Cesare Angotti, si è affrettato a smentire la velina, e per smontarla si è premurato di dire che, anzi, ci sarebbe l’intenzione di potenziare la scuola ospedaliera.
La Uil Scuola – che aveva sollevato il polverone – sembrava rassicurata e dai giornali è calato il silenzio.
Magari, sarà così…
Però, ancora non è disponibile sul web l’organico di diritto della provincia fiorentina e…
…il ministro Brunetta, tutto orgoglioso, presenta qualche giorno fa (il 12 maggio) una lavagnetta elettronica e il progetto Smart Inclusion con i quali i bambini ed i ragazzi ricoverati in ospedale dovrebbero (e il condizionale è d’obbligo per diversi fattori) seguire le lezioni in diretta, visualizzando i compagni e l’insegnante, consentendo loro di poter fare i compiti e di verificare gli apprendimenti.
Non vorrei che questa iniziativa serva soltanto a tagliare posti di lavoro e servizi, giustificandoli nell’ottica del progresso e dell’innovazione.
Il mio non è uno sfogo luddista, ma è una preoccupazione abbastanza motivata: dato che i computer e le attrezzature tecnologiche in dotazione alle scuole italiane fanno generalmente pena, come si può pretendere di poter collegare con una webcam e con una qualsiasi piattaforma e-learning i pazienti di un ospedale pediatrico con un qualsiasi plesso scolastico del territorio italiano? Tanto più che solo una minima parte degli insegnanti hanno sentito parlare di e-learning, di FAD, CMS, LMS, L-CMS, Wis-Learnig, meno ancora sanno cosa significa progettare per learning object…
Ma non mi meraviglio molto di queste sparate trionfalistiche: la recente presentazione (sempre da parte di Brunetta il 20 aprile scorso) del notebook JumPC di Olidata come netbook da introdurre a scuola (fin dalla primaria) non mi convince per due ordini di motivi. Uno si basa su presupposti tecnologici: una macchina dotata di processore Intel Celeron 900 MHz, di un display di soli 7″, con da RAM 512 MB DDR2 ed un hard disk da 2 GB, di Lan ethernet e wireless, due porte USB 2.0, Card Reader, Webcam e che per di più ha come sistema operativo Windows XP al prezzo di 199 euro mi lascia interdetto. L’altro filone di obiezioni si fonda su motivi pedagogico-educativi: agli alti livelli del Miur non mi risulta alcuna seria proposta rivolta ai docenti su come impiegare le nuove (?) tecnologie nella vita scolastica e formativa dei bambini.
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