Da Il Tempo (edizione di Latina) del 29 aprile 2009
Il caso. Una sentenza del Tar ha favorito i docenti non di ruolo. Il ricorso presentato da una maestra
È grazie ad un’insegnante di Latina, che i precari potranno accettare supplenze fino al compimento dei 70 anni. Nel 2006 è stato presentato un apposito ricorso dalla 65enne L.C. contro il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio. I docenti italiani si avvicinano così alla collocazione posticipata del pensionamento concessa da tempo a magistrati e professori universitari ordinari. La conferma è giunta da una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale, che aveva accolto il ricorso dell’insegnante sessanta-cinquenne, proveniente dalla scuola materna e dell’ infanzia, contro il ministero della Pubblica Istruzione e l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio. Il ricorso era stato depositato a seguito dell’esclusione della stessa insegnante dalla graduatoria permanente definitiva dell’Usp di Latina (relativa alla terza fascia biennio 2005/2007) poiché l’interessata aveva già compiuto il 65° anno di età ed era stata quindi ritenuta in età già pensionabile. Con la sentenza n. 12541/2006 i giudici amministrativi del Tar hanno accolto il ricorso, presentato dall’avvocato Domenico Ventura, specificando che “sulla questione questo Tribunale si è già pronunciato sia in sede di merito (sent. n. 7346/05) che in sede cautelare (ord. n. 5071/06) affermando il principio che il collocamento a riposo d’ufficio al 65° anno di età non è previsto per gli insegnanti non di ruolo, dovendosi la fattispecie ritenere disciplinata dalla legge 19 marzo 1955 n. 160, che prevede il collocamento a riposo all’età di anni 70″. A tal proposito va ricordato che per il personale di ruolo il collocamento automatico in pensione scatta con il compimento del sessanta-cinquesimo anno di età, anche se lo stesso personale a tempo indeterminato ha facoltà di chiedere il mantenimento in servizio sempre fino a 70 anni. La sentenza del Tar del Lazio avvicina quindi tutti i docenti scuola italiana a quelle categorie di lavoratori intellettuali le cui età di pensionamento vengono elevate oltre la soglia massima consentita per le occupazioni comuni: gli insegnanti, in pratica, vengono sempre più equiparati a professioni di elevato “concetto” come quelle dei magistrati o dei professori universitari ordinari, la cui permanenza in servizio è da tempo assicurata ben oltre i 65 anni. Il record di soglia massima di pensionamento rimane tuttavia sempre di questi ultimi, i professori accademici ordinari, a cui è concesso di rimanere dietro la cattedra universitaria fino al compimento del settantaduesimo anno di età.
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