Europa, tra il nuovo ed il ritorno all’origine

Da El Pais del 30 marzo 2009

vecchia-scuolaBisogna fare qualcosa col sistema educativo. Dalla Francia fino all’Italia, al Regno Unito o alla Germania, ed ovviamente, fino alla Spagna, il dibattito sull’educazione va dalla nostalgia per i bei tempi passati, per lo sforzo, la disciplina e l’amore per i contenuti, presuntamente persi, fino ad arrivare alle correnti che dicono che la scuola ha ancora una struttura ottocentesca che non serve oramai per educare i ragazzi del secolo XXI.
I primi, molte volte allergici alla parola “pedagogia”, plaudono per l’iniziativa francese che vuole che i ragazzi tornino a dare del lei e si alzino quando entra in classe il professore. Ma le cose non sono tanto semplici, perché entrambe le idee lottano in ogni paese. Per esempio, anche la Francia è in corso un cambiamento dei liceo che propone meno ore di lezione, un riampliamento delle discipline e una serie di riforme nel sostegno agli alunni con difficoltà. Le proteste studentesche del dicembre scorso hanno fatto sì che il Governo francese posponesse questi cambiamenti.

Voto in condotta
In Italia, anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini si è mosso tra misure arcaiche e innovazioni:  ha introdotto l’obbligo del grembiule nella scuola primaria, ed ha riesumato il voto in condotta per controllare “il bullismo e l’indisciplina”, ma ha parlato anche di libri di testo digitalizzati. Il suo ritorno al maestro unico per classe nella primaria ha fatto infuriare i sindacati perché implicherebbe il licenziamento di molti docenti.

In qualsiasi caso, sembra che alla scuola europea costi mantenersi entro i suoi confini e ricerchi nuove strade. “Bisogna vedere come l’adattiamo (la scuola, n.d.t.) senza perdere il rigore e gli obiettivi dell’educazione”, diceva a questo giornale nel 2007 l’esperta in nuove tecnologie Angela Mcfarlane, già consigliera del Governo britannico. Mcfarlane lo spiegava nella seguente maniera:  100 anni fa, una persona con una buona educazione conosceva le idee essenziali di tutte le aree dello scibile, ma oggi è impossibile, perfino per un esperto in un’area molto piccola, mantenersi aggiornato. Cioè, oggi bisogna insegnare ai giovani ad ottenere e maneggiare informazione nuova più che ricordare informazioni concrete.

Anche in Spagna, chiaramente, esiste quella tensione tra coloro che propugnano un cambiamento profondo verso il futuro, perché considerano che ci sia un’organizzazione molto rigida, e le correnti che ritengono che siano appunto gli esperimenti pedagogici a causare i mali del sistema. Così, mentre alcuni esperti si lamentano sempre di più di curriculum carichi, con molte materie, soprattutto nella scuola secondaria, altri non smettono di credere che l’introduzione delle competenze di base come obiettivo dell’educazione obbligatoria non consista oramai solo in ciò che i bambini sappiano al termine di ogni tappa educativa, bensì in quello che sappiano fare con quelle conoscenze.

di Juan Antonio Aunión (traduzione di Ivan Pucci)

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